Nelle sue riflessioni a margine del caso Epstein, il professore Andrea Zhok invita a diffidare sia dell’idea rassicurante di una bontà naturale dell’essere umano, sia della tesi opposta di una sua malvagità intrinseca. La realtà, sostiene, è più semplice e più scomoda: in ogni società, in ogni epoca, esiste una percentuale relativamente costante di individui moralmente malriusciti privi di empatia, inclini alla manipolazione, incapaci di contenere impulsi distruttivi. Il punto decisivo non è la loro esistenza, ma il modo in cui i contesti sociali reagiscono a queste caratteristiche. Alcune forme di organizzazione riescono a contenerle e a relegarle ai margini; altre, al contrario, finiscono per valorizzarle.














