Il 26 settembre 1933 Jigoro Kano tenne una conferenza alla Scuola di Arti e Mestieri di Parigi, alla presenza di Hippolyte Ducos, sottosegretario di Stato all’Educazione fisica.
Il 24 ottobre sul giornale Le Monde Illustré compare un articolo dedicato al jiu-jutsu nelle scuole dal titolo:
CHE LA SCUOLA SI MODERNIZZI! INSEGNIAMO AI GIOVANI IL JIU-JUTSU a firma di André de Wissant.
Questo il testo dell' articolo tradotto dal Francese:
Il sottosegretario di Stato all’Istruzione tecnica, signor Hippolyte Ducos, si interessa a questa antica ginnastica giapponese, il jiu-jutsu, che il professore giapponese Jigoro Kano, membro della Camera dei Pari del Giappone, personaggio autorevole e celebre nel suo Paese per la diffusione che ha dato a questo insegnamento, ha rinnovato sotto il nome di judo.
Certamente, in Francia conoscevamo già il jiu-jutsu. Scrivo intenzionalmente «jiu-jutsu» e non «jiu-jitsu», perché il professor Kano ha avuto la cortesia di precisarmi come debba essere trascritto in francese questo termine nipponico. Tuttavia, non si era mai parlato, e mi domando proprio perché, di introdurlo ufficialmente nel nostro insegnamento atletico.
Dio solo sa quanto siano apprezzate la ginnastica svedese e la boxe, d’importazione britannica! Non esiste istituto pubblico d’istruzione nel quale non si obblighino i ragazzi, del resto molto opportunamente, a praticare alcuni esercizi di ginnastica svedese.
Ma la ginnastica svedese non è un’arte di difesa personale, e la boxe non è certamente accessibile a tutti: il suo allenamento richiede un equipaggiamento relativamente costoso, senza contare il rischio di rompersi i denti o il naso.
Il jiu-jutsu, al contrario, è una ginnastica completa, nel senso che non soltanto sviluppa fisicamente chi lo pratica, ma ne favorisce anche lo sviluppo intellettuale. Questa è proprio la tesi del senatore Kano. Inoltre, dota i suoi praticanti di una sorta di misterioso potere, che li rende temibili pur senza ricorrere ad alcuna arma.
Quest’arte scientifica, fondata su una conoscenza prodigiosa dell’anatomia e delle leggi dell’equilibrio umano, ci giunge dalle profondità dell’epoca feudale giapponese.
Inizialmente semplice esercizio militare, il jiu-jutsu cominciò a essere oggetto, nello stesso Giappone, di un insegnamento sistematico soltanto da circa duecentotrent’anni. Si perfezionò poi nel judo, disciplina nella cui forma fu già presentato in Francia, quarantquattro anni fa, dallo stesso professor Kano al signor Buisson, allora direttore del nostro insegnamento primario.
Dal momento che oggi il nostro sottosegretario di Stato all’Educazione fisica ha giudicato convincenti le dimostrazioni alle quali ha assistito insieme ad alcuni ispettori scolastici, istruttori di Joinville e guardie di pubblica sicurezza — dimostrazioni eseguite davanti a lui dall’illustre professor Kano e dai suoi allievi — poniamo la questione in termini formali:
Dovremo aspettare ancora cent’anni prima di introdurre in tutti i nostri istituti scolastici l’insegnamento di un metodo i cui segreti i giapponesi ci offrono generosamente?
Riconosciamo dunque lealmente che i francesi, in generale, sono un popolo la cui statura si avvicina molto più a quella dei giapponesi che a quella degli anglosassoni o dei germani.
È quindi logico dotarci di una ginnastica adeguata alle nostre capacità fisiche, che permetta a uomini di piccola corporatura di misurarsi vittoriosamente con individui dalla costituzione gigantesca o dalla forza erculea.
Siamo nel 1933, sei anni dopo sarebbe scoppiata la seconda guerra mondiale e il giornalista vede il judo come strumento per permettere ai francesi di misurarsi vittoriosamente con avversari imponenti e dalla "forza erculea" è in quest'ottica che si caldeggiava l' introduzione del judo nell' insegnamento scolastico.
Il Judo come ogni altra arte marziale è sicuramente uno strumento educativo c'è solo da stabilire chi educa a cosa si vuole educare.









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