Immagina questo. Sei una cintura bianca. Allenamento finito. Sei stanco, frustrato, magari hai appena “tappato” cinque, sei, dieci volte. Accanto a te c’è un amico. Vive con te ogni allenamento, ogni roll.
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Brazilian Jiu-Jitsu e Grappling
Brazilian Jiu-Jitsu and Grappling Competitions
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Immagina questo. Sei una cintura bianca. Allenamento finito. Sei stanco, frustrato, magari hai appena “tappato” cinque, sei, dieci volte. Accanto a te c’è un amico. Vive con te ogni allenamento, ogni roll.
Quando si vede un campione eseguire qualcosa di “acrobatico” o apparentemente da showman, spesso si fa un errore di lettura: quel movimento non è nato per essere spettacolare.
Per centinaia di migliaia di anni, la sopravvivenza dei nostri antenati è dipesa dal movimento: cammino, esplorazione, lotta, fuga.
Il nostro sistema nervoso si è organizzato attraverso il movimento. Le funzioni cognitive superiori, l'attenzione e la regolazione dell'umore si sono evolute in simbiosi con l'attività fisica. Il movimento non è un accessorio: è il terreno su cui si è strutturata la nostra coscienza.
Quando passiamo intere giornate immobili, creiamo una frattura. La nostra biologia, ottimizzata dall'evoluzione per rispondere a stimoli fisici e variazioni fisiologiche, si ritrova in un deserto sensoriale.
Il sistema nervoso riceve meno segnali dai propriocettori, meno variazioni nel flusso sanguigno, meno input motori complessi. Questo silenzio biologico non è neutro: si traduce in un calo della lucidità mentale, alterazioni del sonno e una gestione meno efficace dello stress. Non è un "guasto meccanico", è un disallineamento tra la nostra eredità evolutiva e lo stile di vita attuale.
Perché il movimento e il Brazilian Jiu-Jitsu è così efficace nel restituirci equilibrio? Perché risponde alla nostra natura di esseri biologici complessi:
La lotta a terra e il contatto fisico forniscono al cervello una valanga di input (pressione, equilibrio, tensione) che la vita moderna ha eliminato.
Sul tatami non ripetiamo movimenti stereotipati. Rispondiamo a un sistema caotico e imprevedibile (l'avversario). Questa è dialettica pura: tesi, antitesi e sintesi motoria in tempo reale.
L'apprendimento nel BJJ stimola circuiti neurali legati alla risoluzione dei problemi sotto pressione, gli stessi che hanno permesso ai Sapiens di navigare ambienti ostili per millenni.
La nostra biologia è antica, dinamica e in continuo mutamento. Non siamo "progettati" per il movimento; siamo fatti di movimento.
Entrare in accademia e indossare il kimono significa smettere di subire la staticità della vita moderna per tornare a essere protagonisti di quel rapporto dialettico con la materia e l'ambiente che ci ha portati fin qui. Il Jiu-Jitsu serve a permettere al tuo sistema nervoso di esprimersi nel modo più pieno e naturale possibile. Ci vediamo sul tatami.
Nelle sue riflessioni a margine del caso Epstein, il professore Andrea Zhok invita a diffidare sia dell’idea rassicurante di una bontà naturale dell’essere umano, sia della tesi opposta di una sua malvagità intrinseca. La realtà, sostiene, è più semplice e più scomoda: in ogni società, in ogni epoca, esiste una percentuale relativamente costante di individui moralmente malriusciti privi di empatia, inclini alla manipolazione, incapaci di contenere impulsi distruttivi. Il punto decisivo non è la loro esistenza, ma il modo in cui i contesti sociali reagiscono a queste caratteristiche. Alcune forme di organizzazione riescono a contenerle e a relegarle ai margini; altre, al contrario, finiscono per valorizzarle.
Hélio e Carlson sono le figure iconiche che hanno incarnato due visioni contrapposte del jiu jitsu brasiliano.
Dietro questa differenza si nascondono dinamiche psicologiche complessa che hanno plasmato non solo le loro vite, ma l’essenza stessa dell’arte che pratichiamo oggi.