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Brazilian Jiu-Jitsu e Grappling

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Brazilian Jiu-Jitsu and Grappling Competitions

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domenica 7 giugno 2026

Tre cose per te che devi fare, più di ogni altra cosa.


Tre cose per te che devi fare, più di ogni altra cosa.

1. Volume

Allenati almeno un'ora. Durante la sessione, concentrati sull'allenamento.

2. Frequenza

Allenati un'ora al giorno per almeno quattro giorni a settimana.

3. IntenzionalitĆ 

Sii il più intenzionale possibile. Ogni volta che inizi un esercizio, fallo con chiarezza: devi sapere esattamente cosa stai cercando di fare.

sabato 23 maggio 2026

Il caso Melqui Galvão


 "Come donna e atleta, oggi parlo non solo per me stessa, ma per ogni ragazza che vede nello sport un percorso di disciplina e sicurezza. La paura che mi ha tenuta in silenzio per anni ĆØ finita. So che non posso cancellare ciò che ho vissuto, ma posso usare la mia voce per fare in modo che il tatami sia davvero un luogo di rispetto.

mercoledƬ 20 maggio 2026

Analisi del Caso Parolin-Florena


La finale No-Gi del Campionato Italiano UIJJ 2026 a Jesolo tra Parolin e Florena si è conclusa con un epilogo drammatico che ha riacceso un dibattito mai sopito nel mondo del Jiu-Jitsu e del grappling: fino a che punto ci si può spingere per la vittoria?L'infortunio subìto da Mattia Florena durante uno scambio di leve alle gambe con Matteo Parolin ha generato forti polemiche sui social, spingendo entrambi gli atleti a pubblicare la propria versione dei fatti. Le loro dichiarazioni offrono uno spaccato perfetto delle due facce della medaglia degli sport da combattimento ad alto livello.

sabato 2 maggio 2026

Le meccaniche di finalizzazione non sono universali: la lezione di Greg Souders


Nel Brazilian Jiu-Jitsu esistono dettagli tecnici che vengono ripetuti quasi come leggi assolute. Frasi come “devi coprire la spalla per finalizzare” vengono insegnate da coach di tutto il mondo come principi imprescindibili. Eppure, secondo Greg Souders, il problema delle cosiddette "finishing mechanics" ĆØ proprio questo: non sono universalmente applicabili.

L’errore più comune nasce quando un dettaglio tecnico efficace in alcuni contesti viene trasformato in una regola valida per tutti. Souders invita invece a guardare la finalizzazione in modo più dinamico, realistico e individuale.

Prendiamo il classico concetto del “coprire la spalla” durante uno strangolamento. In molti sistemi viene spiegato che, per ottenere una finalizzazione efficace, sia necessario coprire la spalla dell’avversario contro la gamba. ƈ un dettaglio reale e spesso utile, ma non sempre indispensabile.

Souders porta un esempio personale: essendo una persona con gambe lunghe, può trovarsi in situazioni in cui l’avversario ha la spalla completamente piegata e, nonostante ciò, lui riesce comunque a ottenere lo strangolamento senza coprire realmente quella spalla. Questo perchĆ© il vero principio non ĆØ il gesto meccanico in sĆ©, ma la capacitĆ  di creare compressione efficace.

Qui emerge un punto fondamentale: la tecnica non può essere separata dalla struttura fisica degli atleti coinvolti.

Secondo Souders, molte differenze tecniche derivano semplicemente dalle caratteristiche corporee. Lunghezza degli arti, mobilitĆ , dimensioni del collo, larghezza delle spalle: ogni variabile modifica il modo in cui una tecnica funziona.

Nel suo percorso, racconta di aver compreso meglio questi concetti grazie a Ryan Hall, che lo aiutò a capire come trovare compressione sulla spalla indipendentemente dall’orientamento del braccio dell’avversario. Dal momento che i due hanno una struttura fisica simile, quei dettagli risultavano particolarmente efficaci per lui. Ma cosa succede quando cambia il corpo dell’avversario?

Souders propone il caso di una persona con un collo molto sottile. Un atleta potrebbe applicare perfettamente il dettaglio del “coprire la spalla”, stringere con tutta la forza possibile e comunque non ottenere alcun strangolamento efficace. In quel caso il problema non ĆØ l’impegno, ma il fatto che il dettaglio tecnico utilizzato non sta creando la pressione necessaria.

Il messaggio centrale è chiaro: un dettaglio tecnico può essere corretto senza essere universale.

Esplorare dettagli, studiarli e integrarli nel proprio gioco ĆØ fondamentale. Tuttavia, bisogna evitare di trasformare ogni soluzione in una veritĆ  assoluta. Alcuni atleti hanno arti più corti, altri meno capacitĆ  di pressione, altri ancora caratteristiche anatomiche che rendono inefficaci certe configurazioni considerate “standard”.

Per questo motivo, secondo Souders, ĆØ necessario sviluppare sensibilitĆ  verso ciò che sta realmente producendo il risultato. Non bisogna limitarsi a replicare meccanicamente ciò che “storicamente” ĆØ stato insegnato per risolvere un problema.

La vera comprensione tecnica nasce dal capire:

* quale principio sta generando la finalizzazione;

* perchƩ un dettaglio funziona;

* in quali situazioni funziona;

* e soprattutto quando non funziona.

Uno degli aspetti più interessanti del ragionamento di Souders ĆØ l’invito a non anticipare problemi che ancora non esistono. Molti praticanti cercano di applicare dettagli tecnici “perchĆ© si fa cosƬ”, senza chiedersi se quella situazione richieda davvero quella soluzione.

In altre parole, non bisogna risolvere problemi che non si stanno ancora presentando.

L’obiettivo dovrebbe essere osservare la reazione dell’avversario, capire quale ostacolo impedisce la finalizzazione e solo allora scegliere il dettaglio più adatto. Questo approccio richiede maggiore consapevolezza, ma permette di sviluppare un grappling molto più adattabile ed efficace.

La riflessione di Greg Souders mette in discussione uno dei rischi più diffusi nell’insegnamento tecnico: confondere i principi con le formule rigide.

Le tecniche funzionano dentro un sistema complesso fatto di leve, anatomia, timing e sensibilità. Per questo motivo, ciò che è determinante per un atleta potrebbe essere secondario per un altro.

La crescita tecnica non passa soltanto dall’accumulare dettagli, ma dalla capacitĆ  di capire quando applicarli, modificarli o persino abbandonarli.

Ed ĆØ forse proprio questa la differenza tra eseguire una tecnica e comprenderla davvero.



venerdƬ 1 maggio 2026

Jozef Chen vs. Mateusz Szczeciński: la scienza della "postura di mezzo"

 


Affrontare la guardia di Mateusz Szczeciński ĆØ come cercare di disinnescare una bomba: un passo falso e ti ritrovi intrappolato in un'entrata sulle gambe letale. Eppure, all'ADCC, il giovane prodigio Jozef Chen ha mostrato al mondo una masterclass su come neutralizzare questo pericolo.

domenica 19 aprile 2026

BJJ e Violenza Inutile. Il ruolo dei maestri nella prevenzione


Nel mondo del grappling, esiste una linea sottile tra l'agonismo e l'intento di causare danni permanenti. Recentemente, un video virale ha mostrato un atleta sollevare l'avversario e proiettarlo intenzionalmente sulla testa (una manovra nota come spiking).

sabato 4 aprile 2026

Scegli gli amici giusti se vuoi durare sul tatami



Immagina questo. Sei una cintura bianca. Allenamento finito. Sei stanco, frustrato, magari hai appena “tappato” cinque, sei, dieci volte. Accanto a te c’ĆØ un amico. Vive con te ogni allenamento, ogni roll.

giovedƬ 2 aprile 2026

Tecnica basica o da showman? Un falso dilemma

Quando si vede un campione eseguire qualcosa di “acrobatico” o apparentemente da showman, spesso si fa un errore di lettura: quel movimento non ĆØ nato per essere spettacolare.

martedƬ 31 marzo 2026

Ci vediamo sul tatami



Per centinaia di migliaia di anni, la sopravvivenza dei nostri antenati ĆØ dipesa dal movimento: cammino, esplorazione, lotta, fuga.

Il nostro sistema nervoso si ĆØ organizzato attraverso il movimento. Le funzioni cognitive superiori, l'attenzione e la regolazione dell'umore si sono evolute in simbiosi con l'attivitĆ  fisica. Il movimento non ĆØ un accessorio: ĆØ il terreno su cui si ĆØ strutturata la nostra coscienza.

Quando passiamo intere giornate immobili, creiamo una frattura. La nostra biologia, ottimizzata dall'evoluzione per rispondere a stimoli fisici e variazioni fisiologiche, si ritrova in un deserto sensoriale.

Il sistema nervoso riceve meno segnali dai propriocettori, meno variazioni nel flusso sanguigno, meno input motori complessi. Questo silenzio biologico non ĆØ neutro: si traduce in un calo della luciditĆ  mentale, alterazioni del sonno e una gestione meno efficace dello stress. Non ĆØ un "guasto meccanico", ĆØ un disallineamento tra la nostra ereditĆ  evolutiva e lo stile di vita attuale.

Perché il movimento e il Brazilian Jiu-Jitsu è così efficace nel restituirci equilibrio? Perché risponde alla nostra natura di esseri biologici complessi:

 La lotta a terra e il contatto fisico forniscono al cervello una valanga di input (pressione, equilibrio, tensione) che la vita moderna ha eliminato.

Sul tatami non ripetiamo movimenti stereotipati. Rispondiamo a un sistema caotico e imprevedibile (l'avversario). Questa ĆØ dialettica pura: tesi, antitesi e sintesi motoria in tempo reale.

L'apprendimento nel BJJ stimola circuiti neurali legati alla risoluzione dei problemi sotto pressione, gli stessi che hanno permesso ai Sapiens di navigare ambienti ostili per millenni.

La nostra biologia ĆØ antica, dinamica e in continuo mutamento. Non siamo "progettati" per il movimento; siamo fatti di movimento.

Entrare in accademia e indossare il kimono significa smettere di subire la staticitĆ  della vita moderna per tornare a essere protagonisti di quel rapporto dialettico con la materia e l'ambiente che ci ha portati fin qui. Il Jiu-Jitsu serve a permettere al tuo sistema nervoso di esprimersi nel modo più pieno e naturale possibile. Ci vediamo sul tatami.



sabato 21 marzo 2026

Quali comportamenti premiamo, quali tolleriamo e quali scegliamo di non vedere?

 

Nelle sue riflessioni a margine del caso Epstein, il professore Andrea Zhok invita a diffidare sia dell’idea rassicurante di una bontĆ  naturale dell’essere umano, sia della tesi opposta di una sua malvagitĆ  intrinseca. La realtĆ , sostiene, ĆØ più semplice e più scomoda: in ogni societĆ , in ogni epoca, esiste una percentuale relativamente costante di individui moralmente malriusciti  privi di empatia, inclini alla manipolazione, incapaci di contenere impulsi distruttivi. Il punto decisivo non ĆØ la loro esistenza, ma il modo in cui i contesti sociali reagiscono a queste caratteristiche. Alcune forme di organizzazione riescono a contenerle e a relegarle ai margini; altre, al contrario, finiscono per valorizzarle.

giovedƬ 19 marzo 2026

L’Ombra del Patriarca. Il Conflitto HĆ©lio-Carlson e l’ereditĆ  del BJJ


HƩlio e Carlson sono le figure iconiche che hanno incarnato due visioni contrapposte del jiu jitsu brasiliano.

Dietro questa differenza si nascondono dinamiche psicologiche complessa che hanno plasmato non solo le loro vite, ma l’essenza stessa dell’arte che pratichiamo oggi.

mercoledƬ 18 marzo 2026

PerchĆ© nel Jiu-Jitsu si molla proprio quando l’adattamento sta iniziando


La maggior parte delle persone molla proprio qui, in quel punto preciso in cui i benefici sembrano minimi, quasi assenti, ma in realtĆ  l’adattamento sta iniziando a prendere forma sotto la superficie. Il grafico lo mostra chiaramente: sull’asse orizzontale c’ĆØ il tempo, su quello verticale il beneficio, e ciò che emerge non ĆØ una crescita lineare, come tendiamo istintivamente a immaginare, ma una curva che all’inizio rimane bassa, quasi piatta, per poi salire in modo molto più marcato solo dopo un periodo di esposizione continua allo stimolo.

giovedƬ 31 luglio 2025

Drills Si, Drills No - Drills: Yes or No?


Lo sviluppo di una vera abilitĆ  lottatorie, ossia la capacitĆ  di risolvere problemi reali in tempo reale, può avvenire solo attraverso l’interazione significativa con l’ambiente in cui quella stessa abilitĆ  trova applicazione concreta. Nel grappling, quell’ambiente ĆØ definito da un avversario che reagisce e oppone resistenza.

Il pragmatismo può frenare l’evoluzione del grappling - Pragmatism can hold back grappling’s evolution


Negli ultimi anni, la comunitĆ  del Brazilian Jiu Jitsu e del grappling ha iniziato a interessarsi in modo crescente all’approccio ecologico-dinamico per l’acquisizione delle abilitĆ  motorie. Questo paradigma, fondato sulla teoria dei sistemi complessi, propone che le abilitĆ  si sviluppino in ambienti che presentano problemi reali da risolvere, anzichĆ© tramite esercizi lineari, prescrittivi e decontestualizzati. In altre parole, si impara lottando attraverso giochi vincolati.

venerdƬ 9 maggio 2025

Dal CLA al CULTO: quando l’approccio "ECO" si trasforma in religione

 

Negli ultimi anni, l’approccio non lineare all’apprendimento motorio (CLA – Constraints-Led Approach) ha rappresentato una ventata d’aria fresca per chi, da tempo, metteva in discussione l’efficacia

dell’insegnamento prescrittivo e top-down.