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domenica 26 gennaio 2025

Armand Cherpillod: il pioniere Svizzero della Lotta e del Jiu-Jitsu

Armand Cherpillod è stato uno dei più grandi lottatori svizzeri della sua epoca, un atleta straordinario che, nonostante la sua modesta statura, ha saputo imporsi sui migliori lottatori di catch wrestling in Europa. Nato il 25 novembre 1876 a Vraconnaz, vicino a Sainte-Croix nel Canton Vaud, Cherpillod si distinse per la sua incredibile padronanza delle tecniche di lotta e per la sua capacità di adattarsi e innovare nelle competizioni.

giovedì 16 febbraio 2023

Shindo Rokugo-Ryu uno stile di Jujitsu molto simile al Judo

 

Shindo Rokugo-Ryu Jujutsu (震道六合流柔術) è il nome di una scuola o stile di jujutsu. Rokugo significa  " sei direzioni" e si riferisce a sei diversi stili di jujitsu. la parola "shindo" significa "la vera via"..

I fratelli Kiyoshi e Shohachiro Noguchi svilupparono questa scuola di jujitsu all'incirca nello stesso periodo del Kodokan Judo e basandosi su sei stili di jujitsu: muso ryu, munen ryu, kito ryu, yoshin ryu, shinkage ryu e shin no shinto ryu.

Kiyoshi Noguchi (1877-1930), noto anche come Senryuken Noguchi, fu il più noto tra i due fratelli. Pratica  arti marziali come scherma e jiu-jitsu sin dalla più tenera età, il padre, Nagashige, era un istruttore di scherma per il dai nippon butoku kai. Noguchi, oltre alle sei scuole di jujitsu menzionate, studiò il Kodokan Judo, il sumo wrestling, le arti marziali europee e americane (boxe e wrestling) e lo Shuai Jiao cinese.

 

Nel 1895, dopo aver superato l'esame di selezione per la Tokyo Law School, fu nominato funzionario per gli affari governativi del governo generale di Taiwan. Successivamente viaggiò per la Cina e tornò in Giappone nel 1898. Nello stesso anno, insieme a suo fratello Shohachiro Noguchi, si trasferisce a Tokyo e apre il Butokukan Dojo.Tuttavia gli affari non andarono bene e nel 1898 tornò nella sua città natale e aprì un dojo nell'odierna città di Yuki. Nello stesso anno fondò ufficialmente i suoi stili shintō rokugō-ryū (神道六合流) e shintō fusō-ryū (神道扶桑流), che ibridavano tutta la sua conoscenza di jujutsu e kendo. Il Butokukan aveva più di 100 discepoli nel 1900, più di 1.400 nel febbraio 1903, più di 1.600 intorno all'ottobre 1903 e dozzine di filiali in vari luoghi.



 

Nel 1906, Kiyoshi Noguchi, partecipò ad un incontro tenutosi all'Hibiya Park nel Tokyo city jujitsu dojo dove arrivò secondo.

I fratelli Nouguchi furono famosi perché furono i primi in giappone ad insegnare il jujitsu per corrispondenza. A partire dal 1907, gli adolescenti giapponesi di campagna potevano apprendere facilmente e rapidamente le arti arcane e segrete dello shintō rikugō-ryū jūjutsu (神道六合流柔術) unendosi a una società esclusiva a cui chiunque poteva aderire, chiamata teikoku-shōbukai fondata dai due fratelli. I requisiti per entrare a far parte di questa esclusiva società segreta e apprenderne i misteri esoterici non erano molti, infatti ce n'era solo uno: inviare denaro. Chiunque avesse soldi era il benvenuto, ma la maggior parte di quelli che lo facevano erano giovani ragazzi di campagna. l'attività fu redditizia e durò fino al 1921 circa. Il manuale, che veniva inviato per corrispondenza, si chiama shindo rokugo-ryu jujutsu "tatsu no maki" ed è stato uno dei primi manuali di arti marziali ad utilizzare le fotografie per mostrare come eseguire le tecniche. Contiene 200 fotografie e illustrazioni in bianco e nero.

 

Nel 1908, Kiyoshi Noguchi fu un istruttore di combattimento corpo a corpo sia in Giappone che nella concessione giapponese di tianjin, in Cina. Il 24 maggio 1908 si tenne il "Torneo di arti marziali giapponesi" a Tianjin. A questo torneo parteciparono diversi militari delle varie concessioni. Tra questi un artigliere francese di nome Mossel. Mossel era un uomo enorme e obeso ed ebbe la meglio su due giapponesi Watase e Ihara. Si dice che a quel punto Mossel sfidò Kiyoshi Noguchi a combattere. Noguchi era il più piccolo dei giapponesi, ma riuscì a proiettare due volte Mossel, e a strangolarlo al suolo. La vittoria di Nouguchi ebbe ampio risaltò sui giornali stranieri pubblicati nella concessione di Tianjin che elogiarono le arti marziali giapponesi e Kiyoshi Noguchi.

Nel giugno 1910 Kiyoshi Noguchi fu invitato come professore di jiu-jitsu presso la Jingshi High School of Police Police a Pechino.

 

Nel 1915, Kiyoshi Noguchi viaggiò a San Francisco, negli Stati Uniti, dove incontrò il wrestler di catch Ad Santel In un incontro sulla distanza delle tre riprese e con la regola che avrebbe vinto chi se ne fosse aggiudicati due. Il 30 novembre ebbe luogo l'incontro. Santel proiettò Nouguchi al suolo, e anche se il giapponese cercò di lavorare da sotto, il più forte tedesco alla fine lo bloccò e lo strangolò dopo quindici minuti di lotta. Nel secondo round, dopo una pausa di 30 minui, Noguchi viene di nuovo sconfitto da Santel in circa 10 minuti. In quel momento, si dice che dopo essere stato proiettato da Santel mentre era tra le sue gambe si sia attorcigliato i baffi con un sorriso, tirando fuori la lingua e arrendendosi.

 

Non sia hanno più notizie rilevanti su Kiyoshi Noguchi sino al giorno della sua prematura morte avvenuta nel 1930. Dopo la sua morte il suo stile non si diffuse come altri stili e come il Judo e sebbene oggi c'è ancora qualcuno che lo pratichi se ne sono perse le tracce. Tra i suoi principali discepoli vi furono l'esponente del daitō-ryū aiki-jūjutsu Mitsuru Sato, l'aikidoka Seito Tanaka e il futuro judoka 9º dan Harutsugi Kurosu.

Una cosa interessante da notare è che sia Jigoro Kano che i fratelli Noguchi, per la creazione dei loro stili, partirono dagli stessi stili che presentano molti punti in comune sia nella lotta lotta in piedi che a terra.

Jigoro Kano, studiò e frequentò diverse scuole di jujitsu tradizionale arrivando ad ottenere il grado di maestro in due di queste:

☑️ kito ryu

☑️ tenshin shin yo ryu

il tenjin shinyo-ryu è la fusione di due sistemi di jujutsu:

☑️ yoshin ryu

☑️ shin no shinto ryu

Kiyoshi Noguchi sviluppò la sua scuola di ju jitsu sulla base di sei ryu di ju jitsu, tre specializzati nel maneggio di armi:

☑️ shintō muso ryu

☑️ shintō munen ryu

☑️ shinkage ryu

e tre di combattimento disarmato:

☑️ kito ryu

☑️ yoshin ryu

☑️ shin no shinto ryu

Come si vede gli stili di ju jitsu disarmato di cui furono allievi sia Kano che Nouguchi sono praticamente gli stessi.


Sebbene vissero nello stesso periodo, non c'è traccia di un incontro tra Noguchi kiyoshi, il fondatore dello shintō rokugō-ryū, e Jigoro Kano, il fondatore del Judo. Tuttavia è possibile che si siano incrociati o abbiano interagito in qualche modo. Dato che i loro stili di arti marziali sono stati sviluppati durante un periodo di cambiamento significativo nella comunità delle arti marziali giapponesi, è possibile che fossero consapevoli l'uno del lavoro dell'altro.

Per quanto ne so, non ci sono prove che suggeriscano che gli studenti di Shintō rokugō-ryū e Judo si siano mai combattuti. Non era raro che gli artisti marziali si allenassero in più stili e scuole, nel complesso, anche se non possiamo dire con certezza quale fosse la relazione tra Noguchi e Kano, è più che probabile che si conoscessero.


 



 



L'Apuania Jiu-Jitsu Academy è a Massa (MS) alla Yama Arashi con corsi di Brazilian Jiu-Jitsu per adulti e per ragazzi dai 9 ai 13 anni e  alla Pugilistica Massese con corsi per  bambini dai 4 agli 8 anni. Vi aspettiamo per iniziare una disciplina marziale adatta a tutti e per tutte le età.

sabato 4 febbraio 2023

L'invenzione delle arti marziali tradizionali

 


"Preservare la tradizione è diventato un bel passatempo come collezionare francobolli". 

Le arti marziali tradizionali non sono per la maggior parte particolarmente antiche e possono rivelarsi coeve alle arti moderne e non tradizionali. In realtà, le arti marziali riflettono il tempo e il luogo in cui sono state create, ovvero dalla metà alla fine del XIX secolo. Nel XX secolo i film hanno avuto un'enorme influenza sulle arti marziali, e un esempio è il film del 1982 "Shaolin Temple", che ha portato alla creazione dell'Istituto di insegnamento delle arti marziali tradizionali Shaolin. La maggior parte delle arti marziali cinesi tradizionali si riferiscono alla tradizione shaolin, ma non ci sono prove concrete a sostegno di questa tesi.

martedì 12 luglio 2022

Il sistema delle cinture è superato?

 


Recentemente su FB si è acceso un dibattito a proposito del significato e ruolo delle cinture nel Bjj. Nei vari interventi si sono espressi pareri contrastanti e non sono mancate alcune inesattezze.  Il post non ha la pretesa di essere esaustivo né di esprimere verità assolute, mi limito a registrare alcune posizioni, problemi, contraddizioni e ad eprimere alcune considerazioni.

ORIGINI DELLE CINTURE NEL JUDO

La cintura fa parte integrante dell'abbigliamento indispensabile alla pratica di molte arti marziali. Annodata intorno alla vita serve a chiudere la giacca del gi. Fin dagli albori del judo, dal 1882, è sorta la questione di come tenere chiuso il judogi. Doveva essere fatto in modo adeguato e senza rappresentare un pericolo per un judoka o il suo partner. Fu proibito qualsiasi abbottonatura e così fu adottato rapidamente il principio della cintura.

Il colore della cintura nasce con l'intenzione di indicare il livello di apprendimento del praticante. Pare che l'idea del colore nero per la cintura venne a Jigoro Kano osservando i nuotatori esperti che avevano un nastro nero intorno alla vita. E' probabile che fu così che ebbe l'idea di separare gli allievi avanzati dai principianti. In Giappone quando Kano creò il sistema originale c'erano solo due cinture: la cintura bianca e la cintura nera.

Le cinture colorate, come le conosciamo oggi (dal bianco al marrone), non sono un'invenzione americana, come sostiene qualcuno poco informato, furono inventate in Inghilterra a metà degli anni '20. Nel 1926 il maestro giapponese Gunji Koizumi, fondatore della British Judo Association e del primo dojo europeo rivoluzionò il sistema dei gradi introducendo cinture di colore aggiuntive. Nel programma di Gunji Koizumi ci sono cinque colori (bianco, giallo, verde, blu e marrone), a cui fu aggiunto l'arancione, per corrispondere ai sei kyū del Kōdōkan dell'epoca. Senza che sia possibile verificarlo, esiste la possibilità che i colori fossero basati sul colore delle palle da biliardo.

Nel 1935, un altro esperto giapponese, Mikinosuke Kawaishi, dopo un soggiorno in Inghilterra, introdusse le cinture colorate in Francia e sviluppò un programma di insegnamento ad esse associato, che presto sarebbe stato chiamato "Metodo Kawaishi". Queste invenzioni e sviluppi corrispondevano pienamente al modo di pensare occidentale e consentirono al judo di prosperare, soprattutto tra i membri più giovani della società.

Gi e cinture colorate non sono quindi un retaggio orientale ma decisioni prese da Kano e da suoi allievi guardando ad occidente, per venire incontro alle esigenze di un pubblico occidentale e ad un pubblico giapponese che si stava occidentalizzando. Kano nei suoi scritti sottolinea il fatto che le cinture colorate furono introdotte per motivare gli allievi sic et simpliciter. Il sistema di gradi inventato da Jigoro Kano e sviluppato da altri esperti ebbe un tale successo che fu ripreso da altre arti marziali.

LE CINTURE NEL BJJ

A differenza di Kano, che assegnava la cintura nera per separare gli allievi principianti dagli avanzati, i maestri Carlos ed Helio Gracie non dividevano gli allievi in base al livello tecnico, l'unica divisione era tra praticanti e insegnati. Per ottenere il diploma da insegnante bisognava seguire un corso. Le persone in procinto di guadagnare il loro diploma indossavano una cintura azzurra. Dopo aver ricevuto il diploma e una volta diventati professori, avrebbero ricevuto una cintura blu scuro. Fino al 1967 il sistema originale dei fratelli Gracie era basato su due cinture che non indicavano le abilità di combattimento ma le abilità di insegnamento. Nel 1967, con la creazione della Federazione di Jiu-Jitsu, si iniziarono a usare le cinture nere per la prima volta nel Gracie jiu-jitsu e le cinture colorate sul modello del Judo e si crearono le diverse barre per le cinture per differenziare le cinture di jiu-jitsu da altri stili di arti marziali.

LA CINTURA COME SIMBOLO

Uno degli aspetti che ha colpito subito l'immaginario degli occidentali, quando si sono imbattuti nello sport del Judo, - scrive Giuseppe Tribuzio nel libro "Dialoghi sul Judo"- è stato l'utilizzo della cintura colorata che i praticanti si annodano intorno alla vita. Hanno subito suscitato molta curiosità i suoi colori, che dal bianco del principiante diventavano di una gradazione sempre più scura fino al colore nero dell'esperto. Cingersi la vita con la mitica cintura nera è stato ed è il sogno di tutti coloro che si avviano alla pratica del Judo. La cintura è sia un oggetto che un simbolo forte, strettamente legato alla pratica delle arti marziali e del judo in particolare. 

Chi indossa una cintura e per associazione questa cintura: io ho una cintura nera e sono una cintura nera. Qualunque sia il suo ruolo o il suo attributo, è un elemento fondamentale che distingue il judo e le arti marziali da qualsiasi altra disciplina sportiva.

CRITERIO PER ASSEGNARE LE CINTURE

Perché le persone si allenano nelle arti marziali? Riceverai tante risposte diverse a questa domanda quante sono le persone che si allenano. Che si tratti di aspirazioni competitive, ricreative o filosofiche, tutti devono passare attraverso lo stesso processo di valutazione. Le arti marziali sono tutte strutturate attorno a un sistema di classificazione utilizzato da più di un secolo. Il BJJ non è da meno e ha adottato il sistema di cintura come diretta conseguenza del suo legame col Judo. Le cinture, però, non sempre rappresentano il vero grado e la conoscenza di un praticante.

Cosa significa una cintura nel BJJ? La cintura per alcuni rappresenta il livello tecnico, l'efficacia in combattimento, il grado di anzianità, nonché delle qualità morali, che corrispondono allo scrupoloso rispetto del codice morale insieme a un sufficiente investimento nella pratica. Non esiste una definizione fissa e le opinione in materia sono le più varie. Non ci sono criteri fissi per assegnare una cintura e ciò può creare confusione per coloro che si chiedono cosa devono fare per ottenere la cintura successiva, se non sanno quali criteri vengono utilizzati.

Per alcuni il sistema di cinture adottato nel BJJ è buono perché si basa sul giudizio del maestro, che è una cintura nera, e sulla capacità dell'allievo di utilizzare con successo le tecniche apprese durante lo sparring e  le competizioni. E' un mix tra il giudizio di un altro essere umano (soggettivo) e la capacità di vincere in competizione o nella tua accademia (oggettivo).

Ad ogni modo, il grado raggiunto ed esibito con la cintura annodata in vita dovrebbe avere una sua effettiva corrispondenza con le proprie capacità e competenze, altrimenti, chi la indossa - ci dice sempre Tribuzio - corre il rischio di perdere la faccia ogni qual volta che si espone al giudizio altrui. Per questo motivo il proprio valore deve corrispondere a quanto viene esibito con la massima sincerità.

Se però una cintura blu vince in un torneo una cintura nera (ed è capitato!), evidentemente un qualche problema nel criterio di assegnazione delle cinture ci deve essere! Ad esempio alcune persone imparano più velocemente di altre, quindi costringere qualcuno a rimanere ad un livello di cintura per un certo numero di anni non ha alcun senso. In questo momento, gli standard della IBJJF valutano il tempo di pratica rispetto al livello di abilità. Questo metodo risulta essere un freno nei confronti di atleti talentuosi che si dedicano full time al Jiu-Jitsu. Se due anni di permanenza in una cintura poteva essere un tempo ragionevole quando la maggioranza dei praticanti erano degli hobbisti oggi le cose sono cambiate.

Questo problema è diventato più evidente a causa dell'ascesa del Jiu Jitsu come sport. Alcuni praticanti potrebbero avere gli stessi livelli di cintura, ma differenti livelli di abilità. Il vecchio modo di pensare è che ci vuole una certa quantità di tempo per guadagnare un livello di cintura è obsoleto e provoca discrepanze quando si tratta di praticanti amatori e agonisti. È necessario uno standard più chiaro se si vuole veramente vedere quali sono le abilità di qualcuno.

La IBJJF si è sempre avvantaggiata di questa non separazione tra hobbisti e professionisti e questo non è buono per lo sport occorre avere una netta distinzione tra hobbisti e pro. Nasce da questa mancata distinzione buona parte delle polemiche e controversie che ruotano attorno al sistema delle cinture.

CRITICA AL SISTEMA DELLE CINTURE

Perché abbiamo un sistema di cinture? Altri sport da combattimento non hanno gradi di cintura, quello che hanno sono competizioni e ranking. Man mano che le tue prestazioni migliorano, gareggi in competizioni di livello più alto. Se le tue prestazioni diminuiscono, gareggi in competizioni di livello inferiore (sebbene la maggior parte delle persone smetta di competere quando le loro prestazioni diminuiscono). Può sembrare una sottile differenza, ma è importante. Nella maggior parte degli sport vuoi migliorare le tue abilità in modo da poter sfidare te stesso gareggiando in competizioni più difficili. Chi critica il sistema di cinture BJJ sostiene che non sia un sistema di merito e questo sarebbe dimostrato dalla frequenza con cui la parola sandbagger viene usata nel BJJ. Un sandbagger descrive qualcuno che sta costantemente battendo avversari di livello più alto, ma non ha ricevuto quel grado come nel caso di cinture blu che vincono cinture nere. Se dicessimo "Partecipo ad una competizione nella categoria " cinture blu" anziché "sono una cintura blu", non avremmo problemi. L'unica gerarchia in palestra sarebbe la gerarchia delle competenze.

Se tutti in palestra gareggiassero, anche in questo caso non ci sarebbero problemi. L'allenatore classificherebbe gli allievi in base al loro rendimento in competizione. Si verifica un problema quando solo alcune persone in palestra competono ma tutti si aspettano di ricevere le cinture. Gli agonisti che gareggeranno saranno graduati in modo appropriato. Ma come dovrebbe graduare un allenatore chi non gareggia?

Immagina un allievo part-time che si allena sporadicamente ma si allena da sei anni. Molti allenatori sarebbero tentati di assegnare il grado successivo a questo allievo, anche se non hanno le stesse capacità degli agonisti di questo grado. Sono molti gli allenatori che hanno ceduto a questa tentazione e hanno valutato i propri atleti in modo incoerente. Pochi allenatori hanno criteri coerenti. Molti usano metriche arbitrarie come la durata dell'allenamento, se l'atleta paga il mensile in tempo o se all'allenatore piace o meno l'allievo. Gli atleti che si sono allenati duramente per guadagnare la cintura si risentiranno nel vedere altri atleti ricevere cinture pur avendo livelli di abilità inferiori.

Per risolvere questo problema Rob Biernacki, ad esempio, non da la nera a determinate persone. Se una persona inizia a praticare bjj a 35 anni e si allena due volte alla settimana - dice - non potrà ricevere la nera solo sulla base di una conoscenza teoretica il massimo che potrà ricevere sarà la viola. Inoltre sostiene che non debbano esserci campionati del mondo per le cinture colorate. Nel Judo - dice - sarebbe assurdo solo pensare ad un campione del mondo cintura gialla, nel bjj invece abbiamo cinture blu campioni del mondo. In questo modo - dice sempre Biernacki - si vende una gloria fasulla; non esiste in nessuna altro sport qualcuno che può vantarsi di essere "campione del mondo master 4 cintura blu" (senza nulla togliere al fatto che qualcuno ha gareggiato e vinto degli avversari per fregiarsi di questo titolo).

IL PROBLEMA DELLA CINTURA

Se si associa al colore della cintura un determinato livello tecnico possono sorgere dei problemi. Una cintura viene fornita con aspettative di abilità. Se indossi una cintura e per vari motivi (assenza prolungata, infortunio) non ritieni di poterla onorare in combattimento non puoi fare marcia indietro e metterti una cintura inferiore, è probabile che allora qualcuno trovandosi in questa situazione possa decidere di trovare scuse per evitare di lottare con persone che ritiene gli siano superiori anche se indossano una cintura di un colore inferiore o decidera di non allenarsi più. per poter mantenere il livello corrispondente alla cintura occorre allenarsi con costanza. Se ad esempio una cintura blu per un periodo di tempo resta lontana dal tatami e non si allena, psicologicamente avrà delle resistenze a ricominciare ben sapendo che lottando sarà finalizzata anche dalle bianche e questo a livello di autostima è un problema di non poco conto. E' per questo che molti abbandonano se non possono allenarsi con costanza o se per motivi vari sono stati assenti dal tatami per un lungo periodo.

In questi casi non basta dire che la cintura serve a chiudere la giacca del Gi. Esiste oggettivamente un problema intrinseco al sistema di graduazione basato sulle cinture colorate. Da una parte abbiamo le cinture che si ottengono una volta raggiunta un certa perizia tecnica ma se queste abilità diminuiscono non si viene degradati. Il fenomeno della degradazione è avvenuto in alcuni casi ed è un argomento controverso perché chi subisce la degradazione sono quegli allievi che cambiano di accademia e che vengono ritenuti non degni di portare quella cintura. Questo fenomeno però ha motivazioni di marketing: è un modo indiretto per dire alla comunità che i propri standard sono alti e che le altre accademie e gli altri maestri sono tecnicamente inferiori o che vendono o regalano le cinture a chi non le merita.

CINTURA O CATEGORIE?

Esiste una contraddizione tra il sistema di graduazione basato sulle cinture e il reale livello di un atleta. Cintura e livello possono coincidere ma possono anche divergere. Il regolamento sportivo del Grappling targato FIGMMA vedeva gli atleti divisi in classi. Alla classe più alta la “A” o “Open” potevano accedere tutte le cinture. Era quindi possibile vedere cinture nere battute da cinture viola o marroni. Non serve che vi ricordi che questo sistema basato sulle "classi" non ha incontrato il favore dei più. Lo sport del BJJ potrebbe fare a meno delle cinture, basterebbero categorie divise in base all'effettiva abilità dell'atleta. Invece che categorie divise per cinture categorie divise per "classi" o competizioni riservate agli hobbisti e competizioni riservate ai professionisti. 

Le cinture sono un retaggio della tradizione e difficilmente il BJJ, in quanto arte marziale, potrà farne a meno ma se si riuscisse a diffondere una visione chiara di cosa rappresenta una cintura forse non ci si stupirebbe più di una blu che finalizza una nera e forse si riuscirebbe anche a diminuire gli abbandoni e far tornare in palestra tanti allievi che hanno smesso di praticare e che non se la sentono di indossare una cintura e risultare meno performanti rispetto ad altri allievi dal colore della cintura più chiara.

L'OSSESSIONE PER LA CINTURA

Spesso l'acquisizione delle cinture, dei gradi - dice Giuseppe Tribuzio - diventa anche nel Judo, come in altri settori della vita civile, una competizione, una sterile gara esibizionistica, priva di contenuti. Si rincorrono promozioni facili, riconoscimenti da esibire che attestino una posizione di privilegio e di potere, contravvenendo così allo spirito del Judo, che richiede sempre moderazione e nessun sfoggio narcisistico di titoli o medaglie. La cintura intesa in questo modo diventa il simbolo della nostra identità riconosciuta.

domenica 10 luglio 2022

Il Gi è anacronistico?

 

Il Gi, erroneamente chiamato kimono, ovvero l'abito usato dai praticanti di Judo e di tante altre arti marziali tra cui il BJJ, fu progettato e creato per la prima volta dal fondatore del Judo, Jigoro Kano, alla fine dell'ottocento.

sabato 27 novembre 2021

Il jiu-jitsu brasiliano ha un problema storico

 

Dice Robert Drysdale:"Mi è stato chiesto da un allievo perché non avevo una foto di Carlos e Helio sul muro.La gente lo prende come una mancanza di rispetto, ma una cosa che impari dalla storia è essere scettici. Dici, facciamo un resoconto migliore delle cose prima di credere alla prima persona che dice qualcosa."

Il jiu-jitsu ha un problema storico. La vera storia dell'arte non è conosciuta dalla stragrande maggioranza dei suoi partecipanti. Il jiu-jitsu è pieno di idee sbagliate. Molte di queste idee sbagliate coinvolgono naturalmente la famiglia Gracie e il suo coinvolgimento nella nascita del jiu-jitsu.

Anche se possa sembrare meno reverenziale nei confronti della famiglia Gracie, è perché il mio unico obiettivo è scoprire la verità. La mia riverenza non risiede nelle persone o nei miti, ma nella verità. Mi piace mettere in discussione, per amore di verità, la narrazione storica che in buona parte deriva da una lettura di parte della famiglia Gracie.

Raccontare una storia accurata di qualsiasi cosa è difficile. Persone diverse hanno prospettive diverse e le loro prospettive e storie vengono quindi interpretate e trasformate da più persone, e attraverso questo processo la verità viene offuscata. Il processo di sfocatura è prevalente nelle arti marziali, dove gli individui possono trasformarsi rapidamente in leggende e la verità si perde altrettanto rapidamente.

Nelle arti marziali, i personaggi vengono più mitizzati rispetto ad altri settori ed è molto difficile metterli in discussione perché c'è quest'aura che la storia e la tradizione concedono alle persone e se raggiungono quella posizione di adulazione diventano quasi divinità.

È mettendo in discussione queste narrazioni sulle radici del jiu-jitsu che Drysdale è accusato di essere "anti-Gracie" ma nonostante le difficoltà nel raccontare una storia accurata del jiu-jitsu, Drysdale dice che sta già vedendo dei cambiamenti nel modo in cui si parla di jiu-jitsu. Sta vedendo una maggiore disponibilità a mettere in discussione le narrazioni comuni e, soprattutto, una verità più obiettiva sulla storia del jiu-jitsu.

martedì 12 ottobre 2021

I Gracie e la realizzazione del Jiu-Jitsu brasiliano

  

Dopo aver avuto un discreto successo in Amazzonia negli anni '20 con un'impresa circense la famiglia Gracie dovette attraversare un periodo di difficoltà economiche. Per ovviare a queste difficoltà e riconquistare il loro status sociale, si affidarono alle loro abilità nel jiu-jitsu e lo fecero introducendo la pratica del jiu-jitsu nella gendarmeria paramilitare  nota come Polícia Especial (Polizia Speciale). Il governo provvisorio guidato da Getúlio Vargas, aveva creato la Polizia Speciale nel 1932 come ramo del dipartimento di polizia di Rio nell'ambito di una riforma globale che aveva ristrutturato l'apparato di sicurezza dello Stato.

lunedì 4 ottobre 2021

Anche io voglio essere un campione!



Sul giornale "O Globo Sportivo" nel 1938 appare un articolo con questo titolo: "Anche io voglio essere un campione!" Nell'articolo Carlos Gracie presentò come suo sucessore suo figlio Eduardo.

domenica 3 ottobre 2021

Esoterismo e Jiu-Jitsu

Carlos Gracie  terzo da sinistra  e Oscar Santa Maria Pereira terzo da destra

Carlos Gracie era un tipo molto eccentrico, indossava quasi sempre abiti bianchi e camminava scalzo.  Sin dal'infanzia andava soggetto a strane visioni e sogni insoliti e affermava di avere un rapporto diretto e personale con uno spirito benevolo che gli dava percezioni extrasensoriali.

sabato 11 settembre 2021

Il jiu-jitsu brasiliano deriva dal judo

 

L'arte che oggi è conosciuta come jiu-jitsu brasiliano - dice Robert Drysdale - è nata inequivocabilmente direttamente dal judo. I primi praticanti dell'arte facevano judo, non jiu-jitsu, puro e semplice. Quello che facciamo non è realmente jiu-jitsu brasiliano. È judo brasiliano. Lo chiamiamo semplicemente jiu-jitsu, ma è judo.

domenica 7 marzo 2021

Jack Dempsey conosceva il Jiu-Jitsu e la lotta

"Non uccidere il nemico in tutti i casi in cui può essere evitato è una delle regole della guardia costiera". Riporta vivo il nemico in modo che possa parlare e raccontare. Quindi ai ragazzi viene insegnato come sottomettere qualsiasi nemico senza ucciderlo, a meno che l'emergenza non lo richieda".

venerdì 5 marzo 2021

Hélio Gracie fu un militante attivo di un movimento di ispirazione fascista


Hélio Gracie negli anni '30 fu un militante attivo dell'Ação Integralista Brasileira, un movimento di ispirazione fascista fondata da Plínio Salgado nel 1932. Lo rivela una ricerca dello storico Leandro Pereira Gonçalves, della Universidade Federal de Juiz de Fora (MG).  Il ricercatore ha trovato sulle pagine del quotidiano "A Offensiva", l'organo di Ação Integralista Brasileira, le prove della partecipazione al movimento di uno dei patriarchi della famiglia Gracie. Sulla copertina dell'edizione del 3 giugno 1936, Gracie appare vestito con la camicia verde e la lettera greca sigma, uno dei simboli più noti dell'Ação Integralista Brasileira.

giovedì 31 dicembre 2020

Pascoal Segreto la figura più importante nella storia del Jiu-Jitsu in Brasile

 

Pascoal (Pasquale) Segreto nasce a San Martino  in provincia di Salerno il 22 marzo 1868. All'età di 15 anni si imbarca col fratello Gaetano sul vaporetto Savoia destinazione Rio de Janeiro.

lunedì 7 dicembre 2020

Chi è il primo italiano cintura nera?

 

Ero convinto che il primo italiano ad essere diplomato cintura nera fosse Federico Tisi una convinzione rafforzata da quanto è scritto sul sito della Tribe Jiu Jitsu e sul pretigioso sito BJJHeroes.

venerdì 4 settembre 2020

Il primo corso di jujutsu per corrispondenza della storia

 

Nel periodo Meiji si assistette al proliferare di manuali di jujutsu. Alla stampa dei vecchi manuali segreti dei vari ryu si affiancarono, per la prima volta nel mercato editoriale, libri corredati da foto che spiegavano le tecniche nei minimi dettagli, una cosa che sarebbe stata imposibile nel periodo Edo quando le tecniche dovevano restare segrete.

giovedì 3 settembre 2020

Il Dojo da cui tutto ebbe inizio

Yataro Handa. Vi dice qualcosa questo nome? Credo proprio di no! Yataro Handa non ha neanche una pagina su Wikipedia a lui dedicata eppure dovrebbe averla per il ruolo che ebbe nella storia del Jujutsu.

mercoledì 2 settembre 2020

Mataemon Tanabe l'ultimo grande jutsuka

Mataemon Tanabe Yoshikazu nacque a Nagao-machi, nella prefettura di Okayama, nel gennaio 1869. Praticò lo stile di famiglia, il Fusen-ryū, a partire dall'età di 9 anni sotto la tutela del nonno Sadaharu e del padre Torajiro. 

sabato 25 luglio 2020

Carlos Gracie Sr. una vita da romanzo


Nel leggere le pagine del libro “Choque: The Untold Story of Jiu-Jitsu in Brazil”,  l’immagine che traiamo di Carlos Gracie è quella di un avventuriero che alla fine trovò nel Jiu Jitsu la sua principale fonte di reddito.

domenica 12 luglio 2020

Quante vere lotte disputò Carlos Gracie?


Secondo George Gracie, Carlos Gracie disputò solo due  combattimenti in vita sua senza vincerne nessuno.

martedì 7 luglio 2020

Sessismo e omofobia nel Jiu-Jitsu

L'alba del primo Agosto 2000. Rio de Janeiro, Copacabana,  in Avenida Atlântica una strada frequentata da  trans  girà una macchina con a bordo quattro giovani lottatori di Jiu Jitsu decisi ad usare pistole da Paintball e ad aria compressa, che si sono portati dietro, contro qualche malcapitato travestito.