sabato 2 maggio 2026

Le meccaniche di finalizzazione non sono universali: la lezione di Greg Souders


Nel Brazilian Jiu-Jitsu esistono dettagli tecnici che vengono ripetuti quasi come leggi assolute. Frasi come “devi coprire la spalla per finalizzare” vengono insegnate da coach di tutto il mondo come principi imprescindibili. Eppure, secondo Greg Souders, il problema delle cosiddette "finishing mechanics" è proprio questo: non sono universalmente applicabili.

L’errore più comune nasce quando un dettaglio tecnico efficace in alcuni contesti viene trasformato in una regola valida per tutti. Souders invita invece a guardare la finalizzazione in modo più dinamico, realistico e individuale.

Prendiamo il classico concetto del “coprire la spalla” durante uno strangolamento. In molti sistemi viene spiegato che, per ottenere una finalizzazione efficace, sia necessario coprire la spalla dell’avversario contro la gamba. È un dettaglio reale e spesso utile, ma non sempre indispensabile.

Souders porta un esempio personale: essendo una persona con gambe lunghe, può trovarsi in situazioni in cui l’avversario ha la spalla completamente piegata e, nonostante ciò, lui riesce comunque a ottenere lo strangolamento senza coprire realmente quella spalla. Questo perché il vero principio non è il gesto meccanico in sé, ma la capacità di creare compressione efficace.

Qui emerge un punto fondamentale: la tecnica non può essere separata dalla struttura fisica degli atleti coinvolti.

Secondo Souders, molte differenze tecniche derivano semplicemente dalle caratteristiche corporee. Lunghezza degli arti, mobilità, dimensioni del collo, larghezza delle spalle: ogni variabile modifica il modo in cui una tecnica funziona.

Nel suo percorso, racconta di aver compreso meglio questi concetti grazie a Ryan Hall, che lo aiutò a capire come trovare compressione sulla spalla indipendentemente dall’orientamento del braccio dell’avversario. Dal momento che i due hanno una struttura fisica simile, quei dettagli risultavano particolarmente efficaci per lui. Ma cosa succede quando cambia il corpo dell’avversario?

Souders propone il caso di una persona con un collo molto sottile. Un atleta potrebbe applicare perfettamente il dettaglio del “coprire la spalla”, stringere con tutta la forza possibile e comunque non ottenere alcun strangolamento efficace. In quel caso il problema non è l’impegno, ma il fatto che il dettaglio tecnico utilizzato non sta creando la pressione necessaria.

Il messaggio centrale è chiaro: un dettaglio tecnico può essere corretto senza essere universale.

Esplorare dettagli, studiarli e integrarli nel proprio gioco è fondamentale. Tuttavia, bisogna evitare di trasformare ogni soluzione in una verità assoluta. Alcuni atleti hanno arti più corti, altri meno capacità di pressione, altri ancora caratteristiche anatomiche che rendono inefficaci certe configurazioni considerate “standard”.

Per questo motivo, secondo Souders, è necessario sviluppare sensibilità verso ciò che sta realmente producendo il risultato. Non bisogna limitarsi a replicare meccanicamente ciò che “storicamente” è stato insegnato per risolvere un problema.

La vera comprensione tecnica nasce dal capire:

* quale principio sta generando la finalizzazione;

* perché un dettaglio funziona;

* in quali situazioni funziona;

* e soprattutto quando non funziona.

Uno degli aspetti più interessanti del ragionamento di Souders è l’invito a non anticipare problemi che ancora non esistono. Molti praticanti cercano di applicare dettagli tecnici “perché si fa così”, senza chiedersi se quella situazione richieda davvero quella soluzione.

In altre parole, non bisogna risolvere problemi che non si stanno ancora presentando.

L’obiettivo dovrebbe essere osservare la reazione dell’avversario, capire quale ostacolo impedisce la finalizzazione e solo allora scegliere il dettaglio più adatto. Questo approccio richiede maggiore consapevolezza, ma permette di sviluppare un grappling molto più adattabile ed efficace.

La riflessione di Greg Souders mette in discussione uno dei rischi più diffusi nell’insegnamento tecnico: confondere i principi con le formule rigide.

Le tecniche funzionano dentro un sistema complesso fatto di leve, anatomia, timing e sensibilità. Per questo motivo, ciò che è determinante per un atleta potrebbe essere secondario per un altro.

La crescita tecnica non passa soltanto dall’accumulare dettagli, ma dalla capacità di capire quando applicarli, modificarli o persino abbandonarli.

Ed è forse proprio questa la differenza tra eseguire una tecnica e comprenderla davvero.



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