martedì 12 luglio 2022

Il sistema delle cinture è superato?

 


Recentemente su FB si è acceso un dibattito a proposito del significato e ruolo delle cinture nel Bjj. Nei vari interventi si sono espressi pareri contrastanti e non sono mancate alcune inesattezze.  Il post non ha la pretesa di essere esaustivo né di esprimere verità assolute, mi limito a registrare alcune posizioni, problemi, contraddizioni e ad eprimere alcune considerazioni.

ORIGINI DELLE CINTURE NEL JUDO

La cintura fa parte integrante dell'abbigliamento indispensabile alla pratica di molte arti marziali. Annodata intorno alla vita serve a chiudere la giacca del gi. Fin dagli albori del judo, dal 1882, è sorta la questione di come tenere chiuso il judogi. Doveva essere fatto in modo adeguato e senza rappresentare un pericolo per un judoka o il suo partner. Fu proibito qualsiasi abbottonatura e così fu adottato rapidamente il principio della cintura.

Il colore della cintura nasce con l'intenzione di indicare il livello di apprendimento del praticante. Pare che l'idea del colore nero per la cintura venne a Jigoro Kano osservando i nuotatori esperti che avevano un nastro nero intorno alla vita. E' probabile che fu così che ebbe l'idea di separare gli allievi avanzati dai principianti. In Giappone quando Kano creò il sistema originale c'erano solo due cinture: la cintura bianca e la cintura nera.

Le cinture colorate, come le conosciamo oggi (dal bianco al marrone), non sono un'invenzione americana, come sostiene qualcuno poco informato, furono inventate in Inghilterra a metà degli anni '20. Nel 1926 il maestro giapponese Gunji Koizumi, fondatore della British Judo Association e del primo dojo europeo rivoluzionò il sistema dei gradi introducendo cinture di colore aggiuntive. Nel programma di Gunji Koizumi ci sono cinque colori (bianco, giallo, verde, blu e marrone), a cui fu aggiunto l'arancione, per corrispondere ai sei kyū del Kōdōkan dell'epoca. Senza che sia possibile verificarlo, esiste la possibilità che i colori fossero basati sul colore delle palle da biliardo.

Nel 1935, un altro esperto giapponese, Mikinosuke Kawaishi, dopo un soggiorno in Inghilterra, introdusse le cinture colorate in Francia e sviluppò un programma di insegnamento ad esse associato, che presto sarebbe stato chiamato "Metodo Kawaishi". Queste invenzioni e sviluppi corrispondevano pienamente al modo di pensare occidentale e consentirono al judo di prosperare, soprattutto tra i membri più giovani della società.

Gi e cinture colorate non sono quindi un retaggio orientale ma decisioni prese da Kano e da suoi allievi guardando ad occidente, per venire incontro alle esigenze di un pubblico occidentale e ad un pubblico giapponese che si stava occidentalizzando. Kano nei suoi scritti sottolinea il fatto che le cinture colorate furono introdotte per motivare gli allievi sic et simpliciter. Il sistema di gradi inventato da Jigoro Kano e sviluppato da altri esperti ebbe un tale successo che fu ripreso da altre arti marziali.

LE CINTURE NEL BJJ

A differenza di Kano, che assegnava la cintura nera per separare gli allievi principianti dagli avanzati, i maestri Carlos ed Helio Gracie non dividevano gli allievi in base al livello tecnico, l'unica divisione era tra praticanti e insegnati. Per ottenere il diploma da insegnante bisognava seguire un corso. Le persone in procinto di guadagnare il loro diploma indossavano una cintura azzurra. Dopo aver ricevuto il diploma e una volta diventati professori, avrebbero ricevuto una cintura blu scuro. Fino al 1967 il sistema originale dei fratelli Gracie era basato su due cinture che non indicavano le abilità di combattimento ma le abilità di insegnamento. Nel 1967, con la creazione della Federazione di Jiu-Jitsu, si iniziarono a usare le cinture nere per la prima volta nel Gracie jiu-jitsu e le cinture colorate sul modello del Judo e si crearono le diverse barre per le cinture per differenziare le cinture di jiu-jitsu da altri stili di arti marziali.

LA CINTURA COME SIMBOLO

Uno degli aspetti che ha colpito subito l'immaginario degli occidentali, quando si sono imbattuti nello sport del Judo, - scrive Giuseppe Tribuzio nel libro "Dialoghi sul Judo"- è stato l'utilizzo della cintura colorata che i praticanti si annodano intorno alla vita. Hanno subito suscitato molta curiosità i suoi colori, che dal bianco del principiante diventavano di una gradazione sempre più scura fino al colore nero dell'esperto. Cingersi la vita con la mitica cintura nera è stato ed è il sogno di tutti coloro che si avviano alla pratica del Judo. La cintura è sia un oggetto che un simbolo forte, strettamente legato alla pratica delle arti marziali e del judo in particolare. 

Chi indossa una cintura e per associazione questa cintura: io ho una cintura nera e sono una cintura nera. Qualunque sia il suo ruolo o il suo attributo, è un elemento fondamentale che distingue il judo e le arti marziali da qualsiasi altra disciplina sportiva.

CRITERIO PER ASSEGNARE LE CINTURE

Perché le persone si allenano nelle arti marziali? Riceverai tante risposte diverse a questa domanda quante sono le persone che si allenano. Che si tratti di aspirazioni competitive, ricreative o filosofiche, tutti devono passare attraverso lo stesso processo di valutazione. Le arti marziali sono tutte strutturate attorno a un sistema di classificazione utilizzato da più di un secolo. Il BJJ non è da meno e ha adottato il sistema di cintura come diretta conseguenza del suo legame col Judo. Le cinture, però, non sempre rappresentano il vero grado e la conoscenza di un praticante.

Cosa significa una cintura nel BJJ? La cintura per alcuni rappresenta il livello tecnico, l'efficacia in combattimento, il grado di anzianità, nonché delle qualità morali, che corrispondono allo scrupoloso rispetto del codice morale insieme a un sufficiente investimento nella pratica. Non esiste una definizione fissa e le opinione in materia sono le più varie. Non ci sono criteri fissi per assegnare una cintura e ciò può creare confusione per coloro che si chiedono cosa devono fare per ottenere la cintura successiva, se non sanno quali criteri vengono utilizzati.

Per alcuni il sistema di cinture adottato nel BJJ è buono perché si basa sul giudizio del maestro, che è una cintura nera, e sulla capacità dell'allievo di utilizzare con successo le tecniche apprese durante lo sparring e  le competizioni. E' un mix tra il giudizio di un altro essere umano (soggettivo) e la capacità di vincere in competizione o nella tua accademia (oggettivo).

Ad ogni modo, il grado raggiunto ed esibito con la cintura annodata in vita dovrebbe avere una sua effettiva corrispondenza con le proprie capacità e competenze, altrimenti, chi la indossa - ci dice sempre Tribuzio - corre il rischio di perdere la faccia ogni qual volta che si espone al giudizio altrui. Per questo motivo il proprio valore deve corrispondere a quanto viene esibito con la massima sincerità.

Se però una cintura blu vince in un torneo una cintura nera (ed è capitato!), evidentemente un qualche problema nel criterio di assegnazione delle cinture ci deve essere! Ad esempio alcune persone imparano più velocemente di altre, quindi costringere qualcuno a rimanere ad un livello di cintura per un certo numero di anni non ha alcun senso. In questo momento, gli standard della IBJJF valutano il tempo di pratica rispetto al livello di abilità. Questo metodo risulta essere un freno nei confronti di atleti talentuosi che si dedicano full time al Jiu-Jitsu. Se due anni di permanenza in una cintura poteva essere un tempo ragionevole quando la maggioranza dei praticanti erano degli hobbisti oggi le cose sono cambiate.

Questo problema è diventato più evidente a causa dell'ascesa del Jiu Jitsu come sport. Alcuni praticanti potrebbero avere gli stessi livelli di cintura, ma differenti livelli di abilità. Il vecchio modo di pensare è che ci vuole una certa quantità di tempo per guadagnare un livello di cintura è obsoleto e provoca discrepanze quando si tratta di praticanti amatori e agonisti. È necessario uno standard più chiaro se si vuole veramente vedere quali sono le abilità di qualcuno.

La IBJJF si è sempre avvantaggiata di questa non separazione tra hobbisti e professionisti e questo non è buono per lo sport occorre avere una netta distinzione tra hobbisti e pro. Nasce da questa mancata distinzione buona parte delle polemiche e controversie che ruotano attorno al sistema delle cinture.

CRITICA AL SISTEMA DELLE CINTURE

Perché abbiamo un sistema di cinture? Altri sport da combattimento non hanno gradi di cintura, quello che hanno sono competizioni e ranking. Man mano che le tue prestazioni migliorano, gareggi in competizioni di livello più alto. Se le tue prestazioni diminuiscono, gareggi in competizioni di livello inferiore (sebbene la maggior parte delle persone smetta di competere quando le loro prestazioni diminuiscono). Può sembrare una sottile differenza, ma è importante. Nella maggior parte degli sport vuoi migliorare le tue abilità in modo da poter sfidare te stesso gareggiando in competizioni più difficili. Chi critica il sistema di cinture BJJ sostiene che non sia un sistema di merito e questo sarebbe dimostrato dalla frequenza con cui la parola sandbagger viene usata nel BJJ. Un sandbagger descrive qualcuno che sta costantemente battendo avversari di livello più alto, ma non ha ricevuto quel grado come nel caso di cinture blu che vincono cinture nere. Se dicessimo "Partecipo ad una competizione nella categoria " cinture blu" anziché "sono una cintura blu", non avremmo problemi. L'unica gerarchia in palestra sarebbe la gerarchia delle competenze.

Se tutti in palestra gareggiassero, anche in questo caso non ci sarebbero problemi. L'allenatore classificherebbe gli allievi in base al loro rendimento in competizione. Si verifica un problema quando solo alcune persone in palestra competono ma tutti si aspettano di ricevere le cinture. Gli agonisti che gareggeranno saranno graduati in modo appropriato. Ma come dovrebbe graduare un allenatore chi non gareggia?

Immagina un allievo part-time che si allena sporadicamente ma si allena da sei anni. Molti allenatori sarebbero tentati di assegnare il grado successivo a questo allievo, anche se non hanno le stesse capacità degli agonisti di questo grado. Sono molti gli allenatori che hanno ceduto a questa tentazione e hanno valutato i propri atleti in modo incoerente. Pochi allenatori hanno criteri coerenti. Molti usano metriche arbitrarie come la durata dell'allenamento, se l'atleta paga il mensile in tempo o se all'allenatore piace o meno l'allievo. Gli atleti che si sono allenati duramente per guadagnare la cintura si risentiranno nel vedere altri atleti ricevere cinture pur avendo livelli di abilità inferiori.

Per risolvere questo problema Rob Biernacki, ad esempio, non da la nera a determinate persone. Se una persona inizia a praticare bjj a 35 anni e si allena due volte alla settimana - dice - non potrà ricevere la nera solo sulla base di una conoscenza teoretica il massimo che potrà ricevere sarà la viola. Inoltre sostiene che non debbano esserci campionati del mondo per le cinture colorate. Nel Judo - dice - sarebbe assurdo solo pensare ad un campione del mondo cintura gialla, nel bjj invece abbiamo cinture blu campioni del mondo. In questo modo - dice sempre Biernacki - si vende una gloria fasulla; non esiste in nessuna altro sport qualcuno che può vantarsi di essere "campione del mondo master 4 cintura blu" (senza nulla togliere al fatto che qualcuno ha gareggiato e vinto degli avversari per fregiarsi di questo titolo).

IL PROBLEMA DELLA CINTURA

Se si associa al colore della cintura un determinato livello tecnico possono sorgere dei problemi. Una cintura viene fornita con aspettative di abilità. Se indossi una cintura e per vari motivi (assenza prolungata, infortunio) non ritieni di poterla onorare in combattimento non puoi fare marcia indietro e metterti una cintura inferiore, è probabile che allora qualcuno trovandosi in questa situazione possa decidere di trovare scuse per evitare di lottare con persone che ritiene gli siano superiori anche se indossano una cintura di un colore inferiore o decidera di non allenarsi più. per poter mantenere il livello corrispondente alla cintura occorre allenarsi con costanza. Se ad esempio una cintura blu per un periodo di tempo resta lontana dal tatami e non si allena, psicologicamente avrà delle resistenze a ricominciare ben sapendo che lottando sarà finalizzata anche dalle bianche e questo a livello di autostima è un problema di non poco conto. E' per questo che molti abbandonano se non possono allenarsi con costanza o se per motivi vari sono stati assenti dal tatami per un lungo periodo.

In questi casi non basta dire che la cintura serve a chiudere la giacca del Gi. Esiste oggettivamente un problema intrinseco al sistema di graduazione basato sulle cinture colorate. Da una parte abbiamo le cinture che si ottengono una volta raggiunta un certa perizia tecnica ma se queste abilità diminuiscono non si viene degradati. Il fenomeno della degradazione è avvenuto in alcuni casi ed è un argomento controverso perché chi subisce la degradazione sono quegli allievi che cambiano di accademia e che vengono ritenuti non degni di portare quella cintura. Questo fenomeno però ha motivazioni di marketing: è un modo indiretto per dire alla comunità che i propri standard sono alti e che le altre accademie e gli altri maestri sono tecnicamente inferiori o che vendono o regalano le cinture a chi non le merita.

CINTURA O CATEGORIE?

Esiste una contraddizione tra il sistema di graduazione basato sulle cinture e il reale livello di un atleta. Cintura e livello possono coincidere ma possono anche divergere. Il regolamento sportivo del Grappling targato FIGMMA vedeva gli atleti divisi in classi. Alla classe più alta la “A” o “Open” potevano accedere tutte le cinture. Era quindi possibile vedere cinture nere battute da cinture viola o marroni. Non serve che vi ricordi che questo sistema basato sulle "classi" non ha incontrato il favore dei più. Lo sport del BJJ potrebbe fare a meno delle cinture, basterebbero categorie divise in base all'effettiva abilità dell'atleta. Invece che categorie divise per cinture categorie divise per "classi" o competizioni riservate agli hobbisti e competizioni riservate ai professionisti. 

Le cinture sono un retaggio della tradizione e difficilmente il BJJ, in quanto arte marziale, potrà farne a meno ma se si riuscisse a diffondere una visione chiara di cosa rappresenta una cintura forse non ci si stupirebbe più di una blu che finalizza una nera e forse si riuscirebbe anche a diminuire gli abbandoni e far tornare in palestra tanti allievi che hanno smesso di praticare e che non se la sentono di indossare una cintura e risultare meno performanti rispetto ad altri allievi dal colore della cintura più chiara.

L'OSSESSIONE PER LA CINTURA

Spesso l'acquisizione delle cinture, dei gradi - dice Giuseppe Tribuzio - diventa anche nel Judo, come in altri settori della vita civile, una competizione, una sterile gara esibizionistica, priva di contenuti. Si rincorrono promozioni facili, riconoscimenti da esibire che attestino una posizione di privilegio e di potere, contravvenendo così allo spirito del Judo, che richiede sempre moderazione e nessun sfoggio narcisistico di titoli o medaglie. La cintura intesa in questo modo diventa il simbolo della nostra identità riconosciuta.

2 commenti:

  1. Tutta 'sta "pippa" (in maniera assolutamente ironica, non prendertela Max...) per dire cosa? Che dovremmo rendere il BJJ il nuovo Karate? Ovvero vincolare ad "esami" i passaggi di grado? Cosa che, tra l'altro, già ho visto avvenire in alcune palestre.
    Oltretutto, come si può minimamente paragonare cinture nere diventate tali quando i praticanti erano meno di un centesimo di quelli odierni (e, ragionevolmente, meno di un millesimo di quelli che praticheranno fra 10 anni)?
    L'assoluta mancanza di "contesto" in cui si pratica renderà solo più frustrante praticare, poiché l'attitudine a gareggiare (e vincere) è, probabilmente, solo di uno mentre già oggi alle gare si presentano, per ogni categoria, parecchi atleti.
    Lascerei, francamente, il mondo com'è al netto di una giusta considerazione: per insegnare è necessario aver gareggiato almeno qualche volta. Ciò perché, comunque, stiamo parlando di una disciplina di combattimento.
    Troverei fuori luogo un ministro della Difesa che non abbia nemmeno sostenuto una missione all'estero il quale potrà essere preparatissimo a livello teorico e contemplativo ma ridurrà lo spettro della sua possibilità di "insegnare" a meri contenuti tecnici (mentre l'attitudine alla gara, piaccia o no, NON è solo quello).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non prendertela anonimo (ma è così difficile firmarsi?) ma non ho capito quello che hai scritto. Ho solo capito che seconde te per insegnare bisogna aver gareggiato almeno qualche volta. Se avessi ragione non si spiegherebbero i tanti coach di tanti sport diversi che non hanno mai gareggiato. Un coach di un team sportivo deve avere tante competenze tra queste quella agonistica non è la principale e lo dimostra il fatto che ci sono tanti campioni che non sono in grado di insegnare e che non hanno buoni allievi.

      Elimina