venerdì 11 maggio 2018

Federico Tisi: Non sono uno sportivo


In uno dei suoi ultimi post su Facebook Federico Tisi scrive: "Non sono uno sportivo. Non mi piace fare sport. In realtà, nessuno nella mia famiglia ha mai fatto sport, e io non faccio eccezione. Ho sempre avuto un grande interesse e passione per le arti di combattimento. Ogni volta che gareggiavo nei tornei non mi importava molto delle medaglie e dei titoli, ma di usare quell'esperienza per testare la mia tecnica, il mio corpo e il mio spirito. Non ho nessuna medaglia o foto di me che gareggia a casa mia. A me proprio non importa. Anche il condizionamento fisico è sempre stato un modo per mantenere in forma i miei strumenti di combattimento, ma ne ho odiato ogni momento."

Federico Tisi è uno dei pochi in Italia ad essere, oltre che un insegnante rispettato e apprezzato per la su didattica anche una persona intelligente e che sa comunicare. Queste sue qualità emergono molto bene in questa intervista che ha rilasciato nel suo ultimo viaggio negli States al Grappling Central Podcast. In questa intervista, della durata di oltre un'ora e mezza, Federico Tisi affronta vari argomenti. Alcuni di questi ho cercato di tradurli in maniera molto libera in questo post.

LE CINTURE BIANCHE - Occorre portare il massimo rispetto per le cinture bianche - dice -  che sono le persone che hanno la maggiore passione, dal momento che sanno che per loro ogni lezione sarà un esperienza nella quale verranno superati da tutti. In Giappone il colore del lutto è il bianco ed per questo che I samurai lo indossava sotto la loro armatura per ricordare loro che la morte era loro compagna. E lo stesso significato ha la cintura bianca che ricorda all'allievo principiante che sarà regolarmente sconfitto in ogni allenamento. Occorre portare rispetto alle cinture bianche e dare loro il tempo per capire le meccaniche del jiu jitsu, la bellezza di quest'arte.

DIPINGERE UNA PARETE - Il processo di apprendimento del jiu-jitsu è come dipingere un parete. La cosa che si vuole fare subito è cercare di coprire tutta la parete con i colori  anche se questo significa lasciare alcune parti poco colorate o colorate non molto bene. La voglia di vedere tutta la parete dipinta è tanta che tutto il resto passa in secondo piano. Poi quando si riprende il lavoro per dare una seconda passata di colore ci si accorge delle lacune e si pone maggiore attenzione ai dettagli al fine di migliorare le parti della pittura che ne hanno bisogno. Così è nel processo di  apprendimento del Jiu Jitsu. Da subito quello che si vuole e avere una conoscenza la più vasta possibile di tutte le aree tecniche poi, in un secondo momento, l'attenzione si concentrerà di più sui concetti, sul rifinire certe aree appena abbozzate nella prima fase dell'apprendimento. 

SAPER INSEGNARE - Insegnare è una cosa diversa dall'essere una forte cintura nera. Quello che manca oggi è l'abilità di insegnare. C'è la convinzione che avere una cintura nera sia sinonimo di capacità di insegnamento. Un forte agonista, un campione è un protagonista, un buon insegnate è come un regista, la sua presenza non si deve vedere, non deve comparire non deve essere protagonista. Insegnare ha più a che fare con la tua capacità di comunicare con qualcuno. 

La qualità di un insegnante non deriva dal fatto di quanto sia bravo quando fa sparring, quante medaglie possiede, ma dalle capacità medie dei suoi allievi. Se ha 100 allievi e 80 sono piuttosto bravi e la maggioranza ha una buona conoscenza basica del jiu jitsu è un buon insegnante e se tra questi 80 ci sono 5 allievi che fanno bene in gara è ancora meglio e tutto questo ha poco a che fare con le sue qualità di combattente ma piuttosto con la sua capacità di insegnare a differenti personalità nel miglior modo possibile.

Ad un principiante non occorre insegnare tutti i dettagli che non fanno altro che sovraccaricarlo di informazioni che poi perderà. Un insegnante non deve mostrare la sua erudizione deve saper insegnare quello che la persona che ha di fronte è in grado di recepire altrimenti quello che fa è solo una esibizione fine a se stessa delle sue conoscenze.

PROMUOVERE PER MERITI SPORTIVI - Federico Tisi confessa di aver promosso in passato allievi per meriti sportivi ma considera questo un errore e ricorda di quando diede la blu ad un forte judoka per meriti sportivi per poi rendersi conto che non sapeva eseguire un armbar dalla guardia chiusa. 

ATTACCARE - Parlando di concetti definisce cos'è per lui l'attacco. L'attacco è la capacità di mettere pressione, fisica e psicologica e togliere spazio di manovra all'avversario. Oggi si pone un eccessiva enfasi verso tecniche di attacco e assai meno verso quelle difensive. Questo accade perché tutti vogliono vincere e quindi si orientano verso tecniche offensive, ma quello che ti permette di continuare una lotta sono le tue capacità difensive. 

LA GUARDIA - L'aspetto che nel Jiu Jitsu richiede più tempo per essere assorbito è la capacità di lottare dalla guardia. Quello che ad un nuovo allievo di solito viene insegnato sono i ribaltamenti e le finalizzazioni che sono attacchi. La guardia ha, tra le su priorità, quella di permettere a chi ci si trova di non essere sopraffatto. La priorità è quindi apprendere come muoversi per impedire all'avversario di mettere pressione e di levare spazio di manovra. E' quando si inizierà ad avere un senso di sicurezza da questa posizione che si incomincierà ad attaccare con ribaltamenti e finalizzazioni.

1 commento:

  1. Bella intervista,bei punti di vista.
    Mi ha dato da riflettere.
    Ed é una bella cosa.
    A 48 anni continuo a scoprire gente che"vede meglio e più lontano"di me.
    E io imparo.

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