mercoledì 13 novembre 2013

Bimbi in gabbia, negli USA è polemica


Mason "The Beast" Bramlette, 7 anni, piange dopo aver ricevuto un colpo al volto
Mason "The Beast" Bramlette vs Kristofer "The Arm Collector" Arre. Ovvero "la bestia" contro il "collezionista di braccia". Non è la main card di un torneo di MMA, si tratta di due bambini di 7 anni che si affrontano in un match di Pancrazio senza indossare un caschetto protettivo come fossero dei pro.

    
Nel video si vedono due bimbe di 6 anni che si affrontano senza protezioni e con guantini poco imbottiti .Tra la folla adulti e bambini che invitano le atlete a colpirsi con il G&P. Qualcuno la fuori si sta facendo prendere la mano e questi sono i risultati!

Daniel Arrellano,di anni 6, piange dopo aver perso il suo incontro. Si allena 2/3 ore al giorno per diventare un campione nazionale.
 In un’intervista apparsa sulla CNN, il fotografo Sebastian Montalvo autore di questi scatti, presi durante il California State Pankration Championships 2013, ha detto : “I genitori sono super-competitivi. Vogliono che i loro figli vincano a tutti i costi.” 

Mason "The Beast" Bramlette, al peso prima del torneo Adrenaline Combat Sports and Fitness svoltosi a San Bernardino, California il 18 maggio 2013.
Chi è d'accordo nel far lottare i bimbi in gabbia guarda in casa d'altri e fa notare che nella boxe c'è un ranking per i bambini sotto i 12 anni. Beh diciamo che se la boxe permette a dei bambini di combattere su un ring, seppur con le dovute protezione, questo non giustifica quegli adulti che allenano dei minori come  dei Pro e poi li fanno combattere senza protezioni alla testa consentendo loro finalizzazioni pericolose per la loro salute.
 
Kristofer "The Arm Collector" Arrey strangola Mason"the Beast" Bramlette con una ghigliottina tecnica permessa in FIGMMA  solo ai + 15 anni.
Il giusto approccio mi semba quello di Riccardo Carfagna che, in una intervista rilasciata a MMAMania, spiega quale è il modo in cui avvicina i più piccoli a questa sport. Personalmente ritengo più educativo e salutare far iniziare un bimbo con una disciplna lottatoria e solo in seguito, quando sono un pò più grandicelli, sempre se lo desiderano introdurre anche i colpi ma con le dovute limitazioni e con uso di protezioni.
United States Fight League Pankration All-Star tournament tenutosi all'interno del BlueWater Resort and Casino, il 10 marzo 2013 a Parker in Arizona.


2 commenti:

  1. Caro Max,
    il problema, a mio avviso è duplice, e consiste nel fanatismo con cui alcuni genitori spingono i propri figli ad una pratica sportiva poco idonea ai bambini.
    Il primo, più evidente, deriva dal fatto che i bambini, almeno in tenera età, non dovrebbero praticare mma, ma limitarsi a praticare arti marziali o sport di lotta che possono essere propedeutici per le mma. Poi magari più avanti, se lo vorranno, potranno iniziare le mma. Si dice spesso che le arti marziali (anche il bjj, che è una delle discipline base delle mma) sono sport per tutti. Le mma no, e ciò vale per gli adulti, quindi figuriamoci per i bimbi, a prescindere da imbottiture o regolamenti differenziati. Questa però è la mia opinione personale di semplice genitore. Penso ad esempio al rugby, dove i bambini più piccoli, giocano una versione (mini rugby) molto educlorata, (per certi versi più simile a una palla prigioniera) dove placcaggi, rauck e mauls (ossia le circostanze di gioco dove si prevedono contatto fisico e scontri sono eliminate), dove il concetto di confronto fisico non è presente e soprattutto dove l'apsetto ludico prevale in maniera preponderante sull'agonismo.
    Questa ultima considerazione mi collega al secondo problema. Ossia all'atteggiamento di quei genitori che caricano i figli di una competizione tipica dell'età adultia, al punto da snaturare quello che dovrebbe essere un momento di gioco, rendendolo una situazione carica di tensione.
    Restando negli Stati Uniti, penso a quei concorsi di bellezza (a mio parere tanto sconvolgenti quanto due bambini chiusi in gabbia) dove bambine anche in età pre scolare vengono addestrate da mamme fanatiche a comportarsi come miss in miniatura, sopportando interventi cosmetici ed estetici e insegnando loro atteggimenti anche sessualmente ammiccanti e di certo per loro innaturali. Se gli USA sono la patria dell'estremo, anche in Italia capita che il genitore, magari vedendo il proprio figlio sanzionato dall'arbitro, diventa aggressivo nei confronti di quest'ultimo verbalmente o addirittura fisicamente, senza pensare al disvalore dell'insegnamento che in quel momento fornische al proprio figlio, diversamente dalla serenità (e non certo arrendevolezza!) che dovrebbe caratterizzare la gara sportiva di un bambino. E' vero quindi che l'agonismo deve essere sano e, in quel caso, è una buona cosa, ma è anche vero che i bambini, non sono adulti in miniatura. Sono bambini, i quali hanno esigenze e caretteristiche diverse, che in nessun caso devono essere forzate o snaturate. In presenza anche di un potenziale talento, un genitore, a mio avviso, dovrebbe sempre e comunque mostrare lo sport a un bambino come un gioco. Con l'aumentare dell'età, potrà essere data importanza anche all'agonismo, sempre però che si tratti di assecondare un'esigenza naturale del ragazzo e non di un'imposizione magari anche implicita del genitore.
    Scusa se mi sono dilungato.
    Ciao.
    Andrea

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  2. Grazie Andrea del tuo commento e non ti devi scusare per la sua lunghezza. Anzi ti ringrazio perché aggiungi argomentazioni che potevano essere presenti nel post.

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