martedì 20 agosto 2013

MMA e follia


Premessa doverosa per tutti i miei lettori che amano, praticano e seguono le MMA. Questo post, come altri che ho già scritto  e che scriverò  sulle MMA e sull'UFC, non sono dettati da acredine verso questo sport, anzi, nascono dal desiderio che gli venga tributato il giusto riconoscimento.


Se sono critico è perchè certi aspetti che oggi caratterizzano le MMA lo allontanano da una visione veramente sportiva. Le MMA che meritano di ascendere l'olimpo degli sport da combattimento, non sono quelle odierne. Quelle odierne, a mio avviso, sono in una fase di transizione, diciamo la giovinezza. La prossima fase mi auguro sia il passaggio alla maturità caratterizzata da maggiore consapevolezza e serietà  in grado di dare vita a uno sport da combattimento completo che sia il nec plus ultra delle arti marziali e sport di combatimento.

Nella tragedia greca gli eroi sono personaggi solitari che conoscono l’esaltazione e la sofferenza più lancinante che a volte finisce per trasformarsi in follia. classico esempio è l'Aiace della tragedia di Sofocle. "vir solus cum mala sorte compositus", un uomo solo accompagnato dalla cattiva sorte, così è definito Aiace.

Oggi gli odierni guerrieri delle MMA non hanno un drammaturgo come Sofocle a narrare delle loro tragedie  ma tanti di loro sono vittime di disagi sopratutto in un ambiente che chiede loro "tutto e subito" o "niente per sempre".

Oggi lo spettacolo delle MMA illuminato da riflettori colorati, allietato da belle fanciulle, osannato da migliaia di fan in delirio nasconde alla vista il lato più oscuro di questo mondo fantasmagorico.

Ci sono più di 400 combattenti pro negli USA contando UFC, e le altre sigle e ognuno di loro è a rischio esclusione dal giro grosso se perde uno o due incontri. Le loro carriere possono interrompersi ancor prima di iniziare.

La depressione non è rara tra i fighters che spesso sopravvivono ingaggio dopo ingaggio in uno sport dove solo i più grandi fanno soldi e dove tutti vengono giudicati in base alla loro ultima performance in  una carriera  breve e sempre sotto i riflettori.

Junie Browning è stato ricoverato in ospedale per aver preso 16 dosi di un farmaco anti-ansia chiamato Klonopin.

Justin Eilers ha perso al vita a causa di una ferita d'arma da fuoco per mano del suo patrigno a una festa la notte di Natale.
 
Evan Tanner, un ex campione UFC pesi medi, è morto nel deserto California per un colpo di calore. Tutti e tre stavano combattendo la depressione.  I problemi di depressione di Tanner erano ben noti, così come quelli legati all'alcolismo, che lo aveva portato a un lungo periodo sabbatico lontano dalla UFC.

Justin Levens ha sparato alla moglie prima di rivolgere l'arma contro se stesso. La carriera di Levens stava andando in discesa. Era a cinque sconfitte consecutive, era stato sospeso per sei mesi per aver assunto una grossa quantità dell'antidolorifico Ossimorfone. Stava anche combattendo una grave depressione dopo la morte suicida di Jeremy Williams, uno dei suoi migliori amici e un compagno di squadra e non veniva pagato da quattro mesi.



Marcelo Behring, Ryan Gracie, Jason Miller, Cro Cop, Paulo Filho, Josh Neer, Melvin Guillard, Chris Leben, Dan Quinn, Jarrod Wyatt, Lee Murray, Jon Koppenhaver, Josh Neer, Kimo Leopoldo, Viacheslav Datsik. Questi sono altri combattenti che hanno avuto problemi psicologici o di abuso di sostanze. Se a queste situazioni si aggiungono gli effetti dei colpi alla testa e le commozioni cerebrali, si ha un mix micidiale che sembra accentuare questi problemi.

Chris Nowinski, autore del libro "Head Games", e fondatore della Sports Legacy Institute, che studia l'effetto di ripetute commozioni cerebrali che portano alla encefalopatia traumatica cronica, ha osservato che c'è un rapporto tra il deterioramento cognitivo e la depressione.


Nowinski ha osservato che negli studi delle lesioni cerebrali tra pugili, la correlazione non è solo il numero di traumi, ma anche il periodo di tempo trascorso in questo sport e la quantità di colpi complessivi presi alla testa. Egli ha osservato che ricevere ripetutti colpi nelle sessioni si sparring per più di 10 anni può portare a gravi danni anche senza commozioni cerebrali serie.

Vi sono studi su atleti professionisti coinvolti nel pugilato, football, calcio, hockey e rugby che sembrano suggerire un collegamento tra i traumi e colpi ripetuti alla testa,  (MTBI,minor traumatic brain injury) con la depressione o la demenza.

"Lo sparring non è quello che si pensa sia dal mondo esterno: è qualcosa che ti devasta, ti logora. La gente spesso pensa di voler solo salire sul ring e rompere il culo ad altri, senza però rendersi conto che, come si danno, le botte si possono anche incassare. Molte palestre poi hanno il problema dello sparring pesante, si pensava fosse funzionale, invece è stato dimostrato che alla lunga rovini, lo ha detto anche ‘Shogun’ Rua. Io ho combattuto per diverso tempo, tra l’altro respiro malamente perché ho il setto nasale deviato, comunque come ho già detto ho smesso per i danni che il ring mi avrebbe probabilmente portato a livello cerebrale.” Se lo dice Dana White!

E' anche vero che  è molto difficile dimostrare una relazione causale diretta. E' l'accumulo di colpi alla testa a causare direttamente danni permanenti al cervello, tali da portare alla depressione o demenza, o sono gli atleti, che partecipano a questi sport a livello professionale, più inclini alla depressione?

Una cosa è certa: le organizzazione, UFC in testa, dovrebbero avere maggiore rispetto per i fighter, garantire loro una copertura medica e psicologica oltre a quella assicurativa e garantire contratti a lungo termine. Porre maggiore enfasi nella cultura della lotta  all'interno delle MMA educando il pubblico ad apprezzare anche queste fasi del combatimento, in modo da ridurre gli eccessivi effetti dei ripetuti colpi al cervello, inoltre permettere agli arbitri di intervire più tempestivamente,magari bandendo le gomitate alla testa su avversario al suolo e in generale i colpi su questa parte del corpo su un avversario messo K.O. Questi potrebbero essere alcuni modi per garantire a questi lottatori un ambiente professionale in grado di garantire loro una sicurezza tale da permettergli di allenarsi, combattere e recuperare senza l'assillo di dover per forza farsi massacrare in gabbia guidati dallo stress del tutto o niente che in una notte decide tutta la loro carriera. Così si ridurrebbero i casi di sindromi depressive o manifestazioni violente verso se stessi e verso gli altri.

3 commenti:

  1. Gli sport da combattimento total free, come per esempio le MMA vanno affrontate con la consapevolezza che i danni permanenti sono la regola! Ovviamente i giovanissimi seguaci d questi sport vogliono ignorare forzatamente la realtà, sminuendo questo importante aspetto. Tutti i campioni di MMA e simili, da Mirko Filipović a Fedor , dai filo Grace ai Vale Tudos sono testimoni diretti delle conseguenze fisiche a breve e lungo termine, tutti accusano problemi di equilibrio, cali della vista, perdita parziale della vista. E ovvio che quasi tutti gli atleti arrivano alla soglia di 50 anni con una miriade di problemi e danni totalmente irreversibili. Poi ognuno faccia come meglio crede

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  2. In tutti i combat il pericolo di danni ad immediato, medio o lungo termine sono molto più elevati di quello che un praticante, ahimè, percepisce. Quindi che fare? vietare tutti i combat? assolutamente no ma una campagna informativa sicuramente sì.

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  3. Se si usano i guantini da sacco per combattere i risultati sono questi, nell'ottocento i pugili che facevano combattimenti a mani nude non colpivano forte alla testa l'avversario, perché avevano paura di rompersi le dita, cosa abbastanza frequente anche con i primi guantoni da pugilato dei primi decenni del novecento, cosi oggi abbiamo i lottatori di MMA che usando questi guanti si proteggono le mani, ma non la testa e cosi paradossalmente erano più sicuri i combattimenti nel 800 che nel 2000.
    Poi diciamo la verità le MMA sono una moda per esaltati

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