lunedì 17 agosto 2020

Per essere un fantino non occorre essere stati un cavallo

Greg Jackson, Firas Zahabi, John Danaher e GSP

C'è chi sostiene che un allenatore di Jiu-Jitsu deve per forza aver fatto agonismo nel suo passato e che John Danaher o Enrico Sacchi sono solo delle eccezioni. Che se un allenatore non è mai salito su un tatami di gara non può gestire psicologicamente i suoi allievi.

Affermare che un allenatore deve aver praticato tassativamente a livello agonistico lo sport che insegna è uno dei tanti luoghi comuni dello sport e di solito lo fa chi vuole sminuire, per ragioni di marketing, i coach che non hanno esperienza agonistica.

"Per essere un fantino non occorre essere stati un cavallo", ha ripetuto per tutta la sua carriera Arrigo Sacchi a chi gli chiedeva come potesse allenare uno che non aveva mai giocato a calcio. Ma Sacchi non è stato certo un'eccezione. Ci sono tanti allenatori di calcio, ma lo stesso vale per tutti gli sport che, o non hanno mai praticato, o non hanno mai praticato a livello professionistico ma solo a livello amatoriale, o hanno praticato poco e con scarsi risultati; perché è anche vero che una cosa è aver giocato da professionista altra cosa è aver giocato  a livello amatoriale, due mondi completamente differenti.

La fuori ci sono ottimi coach che sono stati agonisti e ci sono ottimi coach che non lo sono stati. Che i primi siano in numero maggiore dei secondi è dovuto solo al fatto che è raro che un impiegato di banca decida di fare l'allenatore di calcio e dal fatto che molti atleti al termine della loro carriera da giocatori provano quella da allenatore, ma tra questi quanti diventeranno bravi allenatori? Una percentuale assai modesta. Questo cosa ci dice? Che forse l'aver fatto agonismo non è l'elemento fondamentale per diventare un buon coach.

Non basta aver fatto delle gare per gestire un allievo a livello psicologico, le esperienze che si vivono in gara sono personali, ognuno affronta la gara in maniera differente, semmai oltre all'esperienza agonistica un coach dovrebbe essere un buon insegnate, un buon motivatore, un buon psicologo, anzi  questi sono aspetti più importanti dell'esperienza di gara perché l'esperienza diretta  può comportare dei bias. 


Greg Jackson, Firas Zahabi, John Danaher cosa hanno in comune? Sono coach di MMA che non hanno mai combattuto dentro una gabbia! Hanno anche un altra cosa in comune che li fa essere tre dei migliori coach in circolazione: la loro capacità di analizzare i fighters e di identificarne i punti di forza e di debolezza e quindi la capacità di costruire un regime di allenamento personalizzato per massimizzare quei punti di forza e minimizzare i punti di debolezza.

Non è che si diventa bravi oratori a forza di parlare altrimenti le comari pettegole sarebbero tutte più brave di Cicerone. L'esperienza non può sostituire la padronanza tecnica di una data scienza. Troppi allenatori hanno un po' di esperienza amatoriale o anche pro, ma non hanno le competenza per insegnare. In altre parole, non hanno un corpo strutturato di conoscenze da insegnare. La strada per diventare un buon allenatore non  inizia con l'agonismo ma con l'apprendimento di un corpo di conoscenze ben strutturato, chi vi dice il contrario ditegli di buttarsi  a fiume.


                                            

5 commenti:

  1. Quante cazzate 😂 tu hai fatto cagare come atleta e fa cagare pure come insegnante 😂😂😂

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  2. Danaher ha fatto agonismo. Poco visti i tempi in cui ha cominciato, ma ne ha fatto. Jackson e Zahabi anche. Seppur non di MMA ma hanno comunque presente cosa sia lo stress da gara e cosa ne comporti.
    La gestione dell'atleta dal punto di vista psicologico è importante e solo chi ha esperienza in tale campo può avere tutti gli strumenti necessari. Ciò non vuol dire che uno che non ha mai fatto l'agonista non possa insegnare. Può farlo, ma agli amatori. Gli agonisti hanno bisogno di qualcosa in più. Detto questo gli amatori sono la maggior parte, per cui tu ad esempio puoi insegnare. Non ti sentire sempre attaccato, fai pezzi più per difenderti dalle tue stesse paranoie che per informare.
    CODICE DEONTOLOGICO GIORNALISTICO ADDIO.....

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  3. Sono d'accordo con l'articolo, anche Jigoro kano non è stato un agonista.. ma nonostante ciò grazie alla sua conoscenza tecnica ben strutturata ha fondato il kodokan e successivamente ha ottenuto il riconoscimento di sport olimpico, tra l'altro è anche stato il maestro di Mitsuyo maeda e Masahiko Kimura e tanti altri ancora.

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  4. Ci si dovrebbe ricordare che cadere nell insulto e nella denigrazione di una persona che esprime dei concetti e' avvilente e qualifica la bassezza di chi li fa. Alziamo il livello. Sono d 'accordo anche io con l ultimo commento, i dibattiti sono interessanti per questo.
    Anonimo

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  5. CUS D'Amato, il coach di Tyson. Di esempi di non atleti, o di atleti scarsi che diventano buoni coach è pieno il mondo. Sicuramente chi vuole insegnare dovrebbe tentare di competere, ma si può imparare ad essere bravi allenatori anche senza.

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