mercoledì 19 dicembre 2018

Kosen Judo – il cuore della controversia sulla lotta a terra nello Judo

Sankaku-jime applicato al Kosen Taikai del 1920.

In una lettera del 1928 di Kenji Tomiki all’Ammiraglio Isamu Takeshita si trovano interessanti considerazioni sull'uso del Ne Waza nelle competizioni di Judo.


" [...]
Negli anni precedenti c’erano incontri di Judo tra rivali della scuola superiore Dai-ichi e, rispettivamente, Dai-ni. Come risultato, benché la scuola superiore Dai-ichi avesse una guida 3° dan ed un certo numero di cinture nere, la scuola Dai-ni, che non aveva mai avuto più di una o due cinture nere, si era piazzata più in alto nelle competizioni. Ne emerse che la scuola Dai-ni si era allenata molto scrupolosamente nella lotta a terra e, di conseguenza, la scuola Dai-ichi non aveva avuto spazio di manovra per attaccare. Kano Sensei era stato molto critico su questo fatto:

"La nascita dello Judo viene dallo shinken shobu
(nota:
shinken shobu真剣勝負 – uno scontro con spade vere. In altre parole un combattimento all’ultimo sangue). Nei tempi passati le tecniche a terra erano usate dopo che il primo avversario era stato completamente sopraffatto, in modo da controllare completamente un secondo avversario. Rispetto a quei tempi, la scuola superiore Dai-ni risponde ad un attacco con delle tecniche di lotta a terra sin dall’inizio. Questo non è un modo appropriato per uno shinken shobu, è estremamente codardo".

Ne è nata una grande controversia.

Non apprezzammo le tecniche a terra e percepimmo l’atteggiamento della scuola superiore Dai-ni come molto subdolo. Al contempo, in termini di teoria, sapevamo che loro erano pienamente nel giusto. È così, il Judo moderno è uno sport. Quindi, finché non si violano le regole stabilite per le competizioni, il fine è vincere. Cose come lo shinken shobu sono completamente fuori dai termini dell’equazione, in questo caso. Di conseguenza io ritengo che l’approfittare della debolezza della scuola Dai-ichi nelle tecniche a terra per giungere alla vittoria sia solo che ragionevole. Il problema della contrapposizione tra tecniche a terra e tecniche in piedi è un problema anche ai giorni d’oggi.

In ogni caso, il solo difendersi da una proiezione rispondendo inconsciamente con una tecnica a terra nasconde una mancanza di attitudine aggressiva, una forte contraddizione con la “lotta sino alla morte senza resa” degli antichi guerrieri. Inoltre c’è il fatto che si possono studiare le tecniche di proiezione per anni senza averne ancora conseguito la padronanza, mentre, a confronto, combinando le tecniche di lotta a terra con la forza fisica si possono raggiungere risultati significativi in soli sei mesi o un anno, risultando efficaci negli incontri sportivi. Ciò che viene premiato negli sport è la vittoria negli incontri competitivi piuttosto che lo shinken shobu, quindi se il medesimo sforzo mentale e fisico, sacrificio e lavoro sono necessari per il conseguimento della vittoria, allora io credo che sia meglio che ci orientiamo verso le tecniche di lotta a terra piuttosto che non verso le tecniche di proiezione."

 note.

Isamu Takeshita (竹下勇) fu un ammiraglio della Marina Imperiale Giapponese ed un diplomatico.

Kenji Tomiki (富木謙治) allievo di Kano e Ueshiba fondatore del Shodokan Aikido.

1 commento:

  1. Interessante testimonianza storica che conferma quello che si sentiva negli ambienti del judo(l'antipatia di Kano per la lotta a terra e la sua sofferta decisione di farla studiare onde evitare ulteriori sconfitte ai suoi studenti).

    Mi piacciono questi articoli.
    Evidenziano carattere e pragmatismo dei grandi-ma umanissimi-che ci hanno preceduto

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