martedì 2 gennaio 2018

Vecchi, creonti e maestri di vita

Il post di Marco Bancone, da lui pubblicato sulla sua pagina Facebook qualche giorno fa, affronta tre questioni ognuna dei quali meriterebbe un approfondimento, ma andiamo per ordine.
 
1. Critica rivolta a chi scrive post contro la "comunità del Jiu- Jitsu". 

2. Critica rivolta a quei maestri chi vietano ai propri allievi di frequentare altre palestre e usano la parola "Creonte".

3. Critica rivolta ai "maestri di vita".

 La prima più che una critica è un invettiva. Bancone dice che dei quarantenni frustrati avrebbero rotto il c...o con i loro post estremamente negativi, giudicanti e agressivi sul "movimento" del jiu jitsu. Scrive che trova inutile specificare, "chi ha i mezzi per capire ha già capito". 

C'è poco da dire quando si usa l'allusione come arma critica. Mi permetto di dire che quello che fa male alla "comunità" (qualsiasi cosa essa sia) più che i post "giudicanti", "negativi" e "aggressivi" sono quelli allusivi. Un critica schietta, anche feroce, spedita con ricevuta di ritorno è sempre la cosa migliore. 

Condivisibile la critica rivolta a qui maestri che vietano ai propri allievi di far visita alle altre accademia o di partecipare a determiante gare e che usano il termine Creonte. L'argomento però è delicato, investe il rapporto maestro allievo ed è uno dei più polemici e controversi. Ognuno ha la sua definizone di Creonte e spesso non coincidendo il rischio e quello di assistere a discussioni e incomprensioni infinite. Sull'argomento ho già scritto due post chi li vuole leggere li trova qui e qui

Infine la critica, solo accenata, verso quei maestri che si credono dei maestri di vita. In linea di principio non si può che dargli ragione.  Un po' tutti i maestri, chi più chi meno, si sentono maestri di vita, poi ci sono quelli convinti di essere stati investiti da un ruolo superiore e dispensano più "lezioni di vita"  che tecnica, ma ci sono anche maestri che vedono il jiu-jitsu solo come uno sport e che si limitano a ricoprire un ruolo da coach. Dal momento che, come dice Bancone, i maestri insegnano a tirare le braccia non sarebbe male se fossero in grado di trasmettere anche dei valori... trovo inutile specificare quali, chi ha i mezzi per capire ha già capito.

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