sabato 18 giugno 2016

Report dell’ Italian BJJ Open 2016 UIJJ # parte seconda

commissione arbitrale da sx Freddy Linhares Amiuna, Sada Kurimori, Dario Bacci, Judson Borges























IL JIU JITSU

E finalmente arriviamo alla parte succulenta. Sottolineo, innanzitutto, quanto sia difficile e inappropriato, forse, tracciare un disegno univoco di come siano andati match e/o del trend lottatorio della gara. Ciò è dovuto in prima istanza all’impossibilità di seguire tutte le lotte, pur restando, per gran parte del tempo a bordo tatami o sugli spalti, ed in secondo luogo è legato al livello di chi scrive, magari non “all’altezza’’ di percepire i tecnicismi, le strategie e le sfumature agonistiche andate in scena sabato e domenica. Oltremodo impraticabile, senza esser in possesso di dati precisi, stilare delle vere e proprie statistiche di proiezioni/guardie/submission (o del tipo vittorie “points vs sub”) come quella stilata da BJJ heroes agli ultimi mondiali.

Foto Remo Cassella www.flickr.com/intermundia
In analogia a quest’ultima, in questo campionato ho notato, in generale, uno scarso ricorso e/o una bassa riuscita delle proiezioni eseguite (sarà che mancava Ivan Tomasetti??) fatta eccezione per alcuni ex-judoka/lottatori in gara. All’interno di questa tematica, per quello che ho visto, numericamente, ci son stati più single leg e ankle pick (specie in combinazione con finta di chiamata in guardia), seguiti da ko uchi gari e altre tecniche di ashi waza. Non è mancata qualche bella “safada’’ e seoi nage (in differenti varianti), ma sono stati degli eventi isolati nel contesto. La chiamata in guardia (sotto le molte varianti) ha comunque dettato legge nel gioco in piedi, questo è certo, direi in quasi tutte le cinture.

Foto Remo Cassella www.flickr.com/intermundia

Come posizioni o guardia, a differenza di quanto riportato da BJJ heroes per i Worlds, la 50/50 non ha avuto, da quel che ho visto, un ruolo predominante a Firenze, fatta eccezione per alcune cinture nere/marroni che l’hanno utilizzata egregiamente; nella fattispecie, piuttosto, si son visti alcuni atleti entrarci d’iniziativa e/o finirci in maniera incidentale o rapidamente per una transizione, ma non direi sia stato un leitmotiv tecnico. Invece, guardie aperte tipo DLR/inversa, spider, spider/lasso sono state, a livelli alti, le più utilizzate. Per le cinture più basse, dalla guardia chiusa, oltre alla ricerca dello sweep ho notato il frequente ricorso alla “high guard’’ (o posizioni di ‘pit stop’) ed a set ups simili alla rubber guard per poi cercare la finalizzazione. Oltre la guardia chiusa, DLR, mezza guardia e mezza profonda sono state invece molto comuni a tutti i livelli. L’utilizzo del berimbolo come sweep, ma soprattutto, di varianti ‘lapel’ della mezza ed della DLR è aumentato considerevolmente anche nelle cinture più basse, almeno per quel che ho potuto notare.

Foto Remo Cassella www.flickr.com/intermundia
Nel capitolo sottomissioni, in accordo con la succitata statistica ai mondiali 2016, direi di aver visto che gli strangolamenti da dietro schiena, specie per bow and arrow (nel GI) sono andati per la maggiore seguiti da triangolo, armbar (spesso dalla monta), e solo infine da sottomissioni dalla posizione di 100kg (ma sono sempre pronto ad essere smentito se qualcuno ha avuto un impressione diversa). Non sono mancate le “marcellotine”, specie nel NOGI, soprattutto in seguito a sprawl su tentativo di single/double leg dell’avversario e qualche anaconda/brabo.

Essendo in questi anni tutti affascinati dalle imprese di Garry Tonon, Eddie Cummings (e vari altri) una nota rilevante è che anche nell’italico open si è vista in rapida ascesa la tendenza ad utilizzare leg lock (straight leg lock o in varianti ‘botinha’) utilizzando i tipici set up in voga da guardia aperta/butterfly/shin-to-shin/single leg X. Infatti, già nelle cinture blue e viola, alcuni atleti hanno vinto quasi tutti i loro incontri grazie a tali finalizzazioni in pochi secondi (lo stesso scrivente è stato vittima in categoria di un atleta montenegrino, che ha dato due giorni di spettacolo in tal senso). Non sono mancate finalizzazioni più rare e meno comuni (chiedo già scusa se mancherò di citarne alcune), come ad esempio il bel calf slicer da schiena a terra – stile Sean Roberts per intenderci - di Franciotti (Flow JJ) su Carotti (Aeterna JJ), due Maestri che ammiro moltissimo e che hanno dato vita ad una bellissima lotta.

Foto Remo Cassella www.flickr.com/intermundia
Ovviamente, a livello di cinture nere e marroni, ci sono stati tanti bellissimi match, con i più grossi Maestri del JJ italiano, anche nelle categorie master; sarebbe difficile se non impossibile descriverli tutti, anche se una nota doverosa va fatta al mitico Luca Anacoreta che, al ritorno dall’esperienza statunitense, sul tatami ha dato sfoggio di un JJ di un “altro pianeta”.

Parlando delle lotte, concludo scrivendo che è stato bellissimo vedere anche l’innalzamento del livello tecnico delle donne, in tutte le categorie.

Foto Remo Cassella www.flickr.com/intermundia
 (N.B: i pensieri qui sopra espressi sono originati dalla mie personali e opinabilissime osservazioni sulle categorie che ho seguito e sui match cui ho assistito e NON costituiscono quindi giudizi tecnici, valutazioni e/o indicazioni di alcun valore, SIA CHIARO!).

MENZIONI D’ONORE

Due cose andranno certamente ricordate di questo BJJ Open 2016. La prima è certamente aver inserito i/le bimbi/e che hanno dato vita a splendide lotte giocose – seguite spesso da dolcissimi pianti – i quali hanno intenerito ed al tempo stesso appassionato il pubblico presente, che all’unisono faceva il tifo per entrambi i “contendenti” ad ogni lotta. Abbiamo insomma avuto il piacere di vedere dal vivo una di quelle significative scene di sport sano che solitamente possiamo solo condividere da video d’oltreoceano trovati su Youtube. Bravissimi gli arbitri che ho visto prendersi cura dei pargoli come fossero figli loro (es: Juan Neves) e complimenti all’Organizzazione che con tale scelta lungimirante ha posto la disciplina sotto una diversa luce, soprattutto agli occhi del pubblico non praticante, presente sulle gradinate.

Luca Viglioli 
Foto Remo Cassella www.flickr.com/intermundia
In secondo luogo, e credo almeno qui di non poter essere smentito da nessuno, resterà nella mente di tutti i presenti, la dimostrazione dei veri Valori dello Sport, in senso assoluto del termine, messi in luce dalla lotta di Luca Viglioli, già atleta di altri sport, tra cui wheelchair hockey. A parte la surreale standing ovation di un intero palazzetto alla fine della Sua lotta, con atleti e coach che si fermavano ad applaudirlo anziché pensare alla propria gara, posso testimoniare di aver visto tante persone – a Lui sconosciute – con le lacrime agli occhi per l’emozione nel vederlo sulla materassina. Una piccola…Grande Magia!
 
Ecco che per Tutti Noi, seppur stanchi per lotte e trasferta e magari amareggiati per una medaglia mancata, è arrivata la più grande Lezione di Vita del weekend. Che dire? Nulla, solo “Grazie Jiu Jitsu”!

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