mercoledì 1 giugno 2016

Il Jiu-Jitsu parla tante lingue

Il Jiu Jitsu è nato in Giappone, si è evoluto in Brasile e si è diffuso in tutto il mondo. Tutto è partito da un lottatore giapponese professionista che ha insegnato ad un gruppo di allievi Brasiliani un metodo di combattimento frutto delle sue esperienze sul campo, un misto efficace di tecniche e tattiche desunte da diversi stili di combattimento.


Quello che chiamiamo Brazilian Jiu jitsu parla diverse lingue ed è stato sviluppato da persone provenienti da diversi paesi e con origini geografiche le più lontane. E' forse per questo motivo che è uno stile in continuo divenire che non parla una sola lingua.

In Brasile molte tecniche vengono chiamate col nome in inglese come arm lock più usato di chave de braco, altre non sono chiamate con i loro nomi giapponesi ma sono state ribattezzati ad esempio con nomi propri come ad esempio Kimura o Ezekiele. Altre tecniche all'estero sono più conosciute col nome in inglese come spider guard la dove guarda aranha è usata solo in Brasile. Poi ci sono parole nuove create in ogni paese storpiando parole inglesi o portoghesi come "lapella" da lapel, "swicciare" da to switch "staccare" da to stach, sgrima da "esgrima".

Che lingua deve prevalere nel Jiu Jitsu? Nessuna, perché è questo il bello di questo stile che lascia spazio anche alla formazione di un vocabolario in continuo divenire.

In Italia il vocabolario del BJJ è un misto di Italiano (triangolo), portoghese (mata leao), inglese (arm lock), portuliano (sgrima) e ital-english (lapella).

Il BJJ nasce in Brasile da un maestro giapponese nomade che insegnò il suo stile di combattimento spurio a oriundi provenienti da mezzo mondo, ragion per cui non si non può parlare di una sola lingua per il Jiu-Jitsu.

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